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SLA: sulla pelle dei pazienti i segreti della patologia

Ricercatori dell’Università Cattolica di Roma hanno scoperto che le cellule cutanee dei pazienti con sclerosi laterale amiotrofica presentano gli stessi segni di malattia dei neuroni. La ricerca a disposizione di tutti gli studiosi della prima Biobanca

SLA: sulla pelle dei pazienti i segreti della patologia

Un'importante novità apre una nuova e interessantissima finestra metodologica sulla ricerca della SLA, la malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria.

 Uno studio condotto dal professor Mario Sabatelli, responsabile del Centro SLA del Policlinico universitario A. Gemelli e presidente della commissione scientifica di AISLA, l'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, e pubblicato sulla rivista Neurobiology of Aging, segna un importante passo in avanti nella comprensione della sclerosi laterale amiotrofica.

Grazie al lavoro di equipe, che ha coinvolto gli Istituti di Genetica, Neurologia e Fisiologia dell’Università Cattolica di Roma, supportato finanziariamente dalla I.CO.M.M, l’associazione di ricerca sulla SLA, presieduta dal professor Nicola Colacino, si è potuto scoprire come i fibroblasti, cellule della pelle che si prelevano facilmente con minibiopsie dai pazienti, riproducano molte delle alterazioni osservate nel cervello delle persone affette da SLA.

“Uno dei maggiori problemi nella ricerca sulla SLA - afferma il professor Sabatelli - è che non abbiamo modelli sperimentali affidabili su cui studiare i meccanismi responsabili della malattia. Il cervello è un tessuto non accessibile in vivo e gli studi con modelli animali della malattia hanno dei limiti”.

In questo studio è stata effettuata una piccola biopsia di pelle in 38 persone con SLA per ottenere delle colture di fibroblasti. “Abbiamo osservato - spiega il neurologo della Cattolica - che in molti casi la proteina ‘TDP-43’, che ha un ruolo centrale nella degenerazione delle cellule nervose tipica della SLA, presenta un comportamento anomalo anche nei fibroblasti dei pazienti”.

Si tratta di una novità assoluta: le cellule della pelle coltivate in provetta, infatti, possono rappresentare un modello semplice, affidabile e accessibile per studiare i meccanismi della TDP-43 nella malattia. Ciò è di massima importanza perché le conoscenze sulla TDP-43 consentiranno di individuare nuovi obiettivi per futuri interventi terapeutici.

“In ragione di questo il professor John Hardy, editore di Neurobiology of Aging, ritenendo che queste colture cellulari siano di grande utilità ha chiesto che siano rese disponibili per tutta la comunità scientifica mondiale“, afferma il professor Sabatelli.

“Metteremo queste preziose cellule a disposizione di tutti i ricercatori grazie alla prima Biobanca nazionale dedicata alla SLA, progetto ideato da AISLA e che sarà presto realizzato con i fondi raccolti questa estate con la campagna ’secchiate d’acqua gelate’ (Ice Bucket Challenge) e la Giornata nazionale sulla SLA”, conclude il professore.

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