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Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia: impariamo a conoscerle

Per la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia, 12 maggio, a Pordenone un convegno affronta le differenze tra le due patologie: subdole, sconosciute, confuse anche dai medici e difficili da diagnosticare.

Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia: impariamo a conoscerle

Scarsamente conosciute, generalmente sottovalutate, ma fortemente debilitanti, la Sindrome da Fatica Cronica e la Fibromialgia vengono anche molto spesso confuse, rendendo difficili le cure e la vita di chi ne soffre. Entrambe non sono ancora riconosciute dallo Stato italiano, sebbene al momento sia presente in Parlamento un disegno di legge.

Allo scopo di rendere note le due patologie all'opinione pubblica e al personale sanitario, in occasione della Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia, che si celebra il 12 maggio, le associazioni dei pazienti organizzano a Pordenone un incontro dal titolo “Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia: due facce della stessa medaglia?”.

Il meeting, rivolto a medici, ammalati e loro familiari, tratterà le differenze tra le due malattie cercando di renderle meno sovrapponibili. In veste di relatrice, la Dr.ssa Laura Bazzichi, dell’Unità Operativa di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, esperta di sindrome da fatica cronica e fibromialgia. A moderare l’incontro, il Prof. Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, insieme al Dr. Vincenzo Rucco, del Dipartimento di Medicina Clinica e Struttura Complessa di Riabilitazione Ospedale di Pordenone “S. Maria degli Angeli”.

 

Durante il convegno il Prof. Tirelli presenterà il suo libro “La stanchezza quando diventa una malattia: La sindrome da fatica cronica (CFS)”, in cui tratta lo stato dell’arte delle conoscenze in materia di CFS sulla base di un’ ampia analisi delle metodologie utilizzate e di valutazioni delle diagnosi differenziali.

Le associazioni dei pazienti, nate per supportare i malati nell’approccio diagnostico, terapeutico e assistenziale, offrendo loro i mezzi e le informazioni necessarie per gestire al meglio la patologia, sono rappresentate da Giada Da Ros, Presidente dell’Associazione Italiana CFS Onlus di Aviano, e Gabriella Basso, referente per la sezione AISF del Friuli Venezia Giulia, entrambe disponibili a rispondere anche alle domande in sala.

La partecipazione all'evento è completamente gratuita, basta comunicare la propria adesione al numero 0434-659394 oppure via mail: cfs@cro.it.


Focus sulle patologie

 La Sindrome da Fatica Cronica (CFS), è definita dalla presenza di fatica cronica persistente per almeno sei mesi, non alleviata dal riposo, ma che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali. Inoltre, devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno sei mesi:

  • disturbi della memoria e della concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti delle attività occupazionali e personali;
  • faringite;
  • dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  • dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse;
  • cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato;
  • sonno non ristoratore;
  • debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, quali infezioni croniche, ipotiroidismo, disfunzioni dell’ipofisi, epatite B o C , tumori, depressione maggiore, schizofrenia, demenza, abuso di sostanze alcoliche ed obesità. Spesso i pazienti hanno una sintomatologia tipica di un’influenza cronica che dura per anni.

Purtroppo per ora non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso si possono trarre benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori ecc.), e da modifiche dello stile di vita.

 

La Fibromialgia, è una malattia reumatica che può essere molto severa, la cui diagnosi si basa su criteri clinici classificativi stabiliti dall’American College of Rheumatology (ACR). Si tratta di un disturbo caratterizzato da dolore muscolo-scheletrico diffuso a tutti i quadranti del corpo, sensazione di rigidità muscolare, di parestesie (formicolii localizzati o diffusi in determinate regioni del corpo), disturbi del sonno, intolleranza allo sforzo fisico, facile stanchezza e tipica dolorabilità in determinati punti miofasciali (inserzioni muscolo-tendinee), definiti come tender-points. La malattia colpisce prevalentemente il sesso femminile (rapporto femmine:maschi = 9:1), l’età di insorgenza varia dai 30 ai 40 anni, talora con incremento dei casi verso l’età avanzata. 

La Fibromialgia in Italia mette in ginocchio circa 1 milione e mezzo di persone e la principale difficoltà è giungere alla diagnosi. In un recente studio Veneto patronato da AISF ONLUS il ritardo diagnostico è stato stimato fino ai 3 anni. Per il trattamento di questa malattia, detta “orfana”, mancano centri di riferimento e risultano difficili ed incerte le cure, comprese quelle farmacologiche dal momento che non esiste alcun farmaco efficace ad estirparla. La non completa conoscenza dei meccanismi alla base dello sviluppo della SF e la modesta efficacia dei trattamenti contro il dolore cronico, rendono la strategia terapeutica una continua sfida per il clinico che deve “cucire” una strategia multidisciplinare fatta di farmaci, approccio psicologico e fisioterapico personalizzata per ogni singolo paziente.

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