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Sanità: aboliti turni massacranti. A rischio le prestazioni

Da mercoledì 25 novembre, entrano in vigore le nuove regole su orari e riposi dei medici in ospedale. Per il Tribunale dei diritti del malato “le liste d’attesa saranno più lunghe”. Secondo l’Anaao Assomed, il servizio sarà assicurato.

Sanità: aboliti turni massacranti. A rischio le prestazioni

Con la collaborazione del dottor Carlo Palermo, vice segretario Anaao Assomed, associazione dei medici dirigenti, e di Tonino Aceti, coordinatore Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva. 

 

Addio a turni massacranti per i medici italiani. A rischio i servizi, compresi i Pronto Soccorso. Le notti insonni in corsia fra un’emergenza e l’altra senza riposi dovranno essere abolite. Pena, altrimenti, una salata multa direttamente da Bruxelles. Da mercoledì 25 novembre, scatta nel nostro Paese l’entrata in vigore della legge relativa a orari e riposi dei medici impiegati negli ospedali. Aboliti i faticosissimi turni anche di 20 ore, i centri sanitari dovranno da ora attenersi alle regole: orario settimanale di lavoro di 38 ore a cui se ne aggiungono dieci di straordinario e 11 di riposo giornaliero ogni 24 lavorate.

Se le regioni e le aziende sanitarie non si adatteranno scatteranno le infrazioni, ma è anche vero che le deroghe erano state formulate per supplire ai limiti posti al turn over, ovvero, la sostituzione dei pensionati con giovani medici. Gli organici ridotti e i pochi soldi delle Regioni in rosso hanno in questi anni costretto i camici bianchi a fare i salti mortali pur di assicurare il servizio sanitario e le prestazioni. Ora, non potranno più farlo.

 

Cosa cambia per i pazienti

Per una delle organizzazioni dei medici (Anaao Assomed) che ha guidato questa battaglia per vedere assicurata l’applicazione della legge, non ci sono rischi per i pazienti. “È una vittoria anche per la loro sicurezza perché un medico che ha sulle spalle ore e ore di lavoro non può assicurare una prontezza di riflessi e una buona qualità di assistenza”, afferma Carlo Palermo, vice segretario Anaao Assomed. Dello stesso avviso, il coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva, Tonino Aceti: “I pazienti guadagneranno sul piano della qualità dei servizi e dell’assistenza sanitaria – spiega – perché un medico che non ha risposato dopo ore di lavoro come avveniva finora non allontana dal rischio degli errori sanitari”. Ma oltre agli aspetti positivi, si prevedono rischi in quelle Regioni (Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia) dove le carenze di personale sono più gravi. “È lì – sostiene Aceti – che temiamo le peggiori ripercussioni di questa legge. Ci aspettiamo liste d’attesa più lunghe sia per gli esami sia per gli interventi programmati, vuoti nei servizi e nei pronto soccorso”. La paura, quindi, è che la nuova norma porti a dei buchi nell’assistenza e attese soprattutto per gli esami diagnostici. 

 

Un lavoro in prospettiva

Altro tasto su cui battono i medici, è quello dei pensionamenti di moltissimi medici entrati in servizio oltre 40 anni fa, “con loro va in pensione la colonna portante del sistema”, afferma Palermo. C’è poi il problema che riguarda la formazione dei più giovani: “Se non sblocchiamo il turn over e non permettiamo ai giovani di entrare non ci sarà nemmeno il tempo del passaggio delle competenze acquisite dagli anziani”.  Il rischio? In primis, un brusco calo della qualità di sistema. “Del resto – aggiunge Palermo– non si poteva continuare così con gli over 65 impiegati anche di notte con turni di 20 ore”.

 

Pericolo multa

Nel caso in cui l’Italia e nella fattispecie le Regioni non si dovessero adattare alle norme, l’Europa sarebbe inflessibile nelle sanzioni. “Si tratta di 250 mila euro al giorno - sottolinea Carlo Palermo – che invece di pagare sotto forma di multa potremmo risparmiare e investire in assunzioni di nuovi medici da formare”.

 

Ospedali sorvegliati

“Da oggi parte in tutte le aziende sanitarie un Osservatorio speciale del Tribunale dei diritti del malato per monitorare la situazione e segnalare i buchi di servizio. Attraverso le sentinelle che si occuperanno di capire la reale potenzialità per i cittadini di questa novità e gli impatti negativi o positivi sulla qualità delle cure”, conclude Aceti.  

di Elisabetta Gramolini

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