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Secchezza vaginale post menopausa

Nuove prospettive nel trattamento della perdita di tono dei genitali esterni femminili. Abbiamo chiesto l’intervento del prof. Osvaldo Sponzilli

Secchezza vaginale post menopausa

Nel corso della vita, gli organi genitali femminili subiscono una serie di cambiamenti morfostrutturali e funzionali. Le modificazioni avvengono gradualmente e nel periodo peri-menopausale (42-50 anni) si accelerano notevolmente a causa della brusca caduta dei livelli ormonali estrogenici. Un disturbo naturale. Ce ne parla il professor Osvaldo Sponzilli, Direttore Ambulatorio di Medicina Anti Aging, Omeopatia e Agopuntura presso l’Ospedale San Pietro FBF di Roma: "La secchezza vaginale e i disturbi genito-urinari avanzano con gli anni dalla post-menopausa, provocando prurito, bruciore e dispareunia (dolore nell'area vaginale durante e/o dopo il rapporto sessuale), e l'attività sessuale è spesso compromessa. Gli organi genitali subiscono quindi una progressiva riduzione di fibre collagene ed elastiche, diminuisce la vascolarizzazione con colorito sempre più pallido e la muscolatura perde di tono per avviarsi verso una sempre maggiore ipotrofia. Le raccomandazioni indicate dalla North American Menopause Association e dalle linee guida di pratica clinica della Società di Ginecologia e Ostetricia del Canada la complessità della disfunzione sessuale femminile necessita di un approccio biopsicosociale, con interventi che vanno dai cambiamenti dello stile di vita e di educazione sessuale, a terapie del pavimento pelvico, a coadiuvanti sessuali, a farmaci e integratori alimentari”


Il trattamento medico
"Le Linee Guida e raccomandazioni, prodotte in coincidenza con la menopausa World Day 2010, evidenziano come tali disturbi causano disagio e ridotta qualità della vita ed indicano che il trattamento migliore e più logico per l'atrofia urogenitale è quello di utilizzare gli estrogeni locali. Una valida alternativa alla terapia ormonale, non sempre possibile e spesso poco gradita, può essere validamente rappresentata da terapie infiltrative locali”, spiega il professor Sponzilli. “Intervenendo precocemente è possibile ridonare turgore, idratazione ed elasticità ad un tessuto che, come tutti gli altri e, spesso in misura maggiore, risente negativamente dei vari fattori di invecchiamento ed in particolare di quelli ormonali. Per prevenire e contrastare e migliorare le condizioni di trofismo ed elasticità cutanea si possono eseguire infiltrazioni con sostanze ad azione biostimolante e biorivitalizzante come: fattori di crescita piastrinici, acido ialuronico naturale, omotossicologici, carbossiterapia o biostimolazione LED. La terapia può essere associata, per esaltare il grado di idratazione, con l’applicazione topica di gel e con terapie orali naturali".

di Roberta Maresci

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