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Salute mentale: la vita in città mette il cervello sotto stress

Le zone cerebrali che regolano ansia ed emozioni sono iperattive in ambiente urbano. E si rischiano problemi mentali

Salute mentale: la vita in città mette il cervello sotto stress

(di Carolina Stupino) (ANSA) - LONDRA, 23 GIU - ''Meglio lardo e fagioli in pace che dolci e marmellata nell'angoscia'' era la frase con cui, nella favola di Esopo, il topo di campagna si accomiatava dal cugino di città, dopo essersi reso conto che mangiare in abbondanza, ma in fretta per non essere scoperti, non faceva per lui. Ora, secondo un nuovo studio, sembrerebbe che il cervello umano la pensi allo stesso modo. Un gruppo di scienziati dell'università tedesca di Heidelberg ha osservato il cervello di 50 volontari sani e ha rilevato che in chi vive in aree urbane le zone associate alla regolazione delle emozioni e dell'ansia sono iperattive. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica britannica Nature, potrebbe spiegare perché chi abita in città ha il doppio di possibilità di ammalarsi di schizofrenia, il 21% di rischi in più di contrarre forme ansiose e il 39% in più di sviluppare disturbi dell'umore. Gli studiosi hanno posto ai volontari - provenienti da diverse aree della Germania - alcuni difficili quesiti aritmetici e hanno allo steso tempo osservato il loro cervello. Dai risultati si apprende che l'amigdala dei partecipanti che vivono in città era iperattiva durante le situazioni di stress. ''Sappiamo quello che l'amidgala fa: è il sensore del cervello che riconosce il pericolo ed è quindi collegata all'ansia e alla depressione. Un'altra regione del cervello risultata iperattiva in chi abita in aree urbane è la corteccia cingolata, importante per il controllo delle emozioni e per affrontare le avversità. L'iperattività di queste due aree potrebbe quindi essere alla radice dei problemi mentali sopracitati. ''Lo stress è la causa di questi sintomi e delle aree in cui vengono espressi e questi sintomi possono a loro volta incrementare il rischio di malattie mentali'', ha dichiarato Andreas Meyer-Lindenberg, lo studiosi che ha guidato la ricerca. Il prossimo passo dei ricercatori sarà comprendere quali aspetti della vita in città hanno un impatto diretto sulla salute mentale, se si tratta ad esempio della mancanza di spazio, del rumore o della frammentazione sociale. Meyer-Lindenberg ha detto: ''Studi precedenti hanno dimostrato che se qualcuno invade il tuo spazio personale, se ti viene troppo vicino, si innesca proprio quel ciclo di amigdala-cingolato. Potrebbe quindi semplicemente trattarsi della densità abitativa, ma potrebbero esserci altri fattori''. Secondo lo studioso, la ricerca potrebbe contribuire alla pianificazione delle città del futuro. Con il 70% della popolazione mondiale che vivrà in città entro il 2050, non sembrano infatti esserci altre soluzioni. ''Ciò che possiamo fare è rendere le città dei posti migliori dove vivere dal punto di vista della salute mentale'', ha detto. (ANSA).

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