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La rivoluzione della farmacogenetica

I nuovi studi potrebbero portare a terapie farmacologiche sempre più personalizzate

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La rivoluzione della farmacogenetica

I farmaci non hanno un effetto identico su tutti i malati: questo dato di fatto rappresenta un problema importante nella pratica clinica. Le risposte individuali alla terapia possono essere ampiamente diverse, pur mantenendo costanti il tipo di farmaco e il dosaggio. In aggiunta a fattori come l’età del malato, il sesso, lo stato nutrizionale, l’attività del fegato e del rene, la variabilità che si osserva sembra essere determinata anche da fattori genetici. Su questo presupposto si basano gli studi di farmacogenetica, scienza nata intorno agli anni Cinquanta, per ottimizzare le cure, limitare gli effetti collaterali, ridurre i tempi di guarigione e abbattere i costi.

«Recentemente, alcuni ricercatori hanno ritenuto che la risposta ai farmaci potesse essere in parte regolata dai geni e che la variabilità nella reazione di risposta a un determinato principio attivo da parte di individui diversi fosse dovuta a differenze genetiche», precisa il professor Antonio Nicolucci, Capo dipartimento di farmacologia clinica ed epidemiologia del Consorzio Mario Negri Sud.

Il patrimonio genetico di un individuo determina le caratteristiche delle cosiddette “proteine bersaglio”, cioè quelle proteine che fungono da recettori e trasportatori e sono coinvolte nel processo di assorbimento e metabolismo dei farmaci. È il polimorfismo di queste proteine che determina la diversificazione delle reazioni.

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