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Peperoncino. Utile per l'ipertensione e per la terapia del tumore della prostata

Secondo l’urologo e andrologo Aldo Franco De Rose, si tratterebbe di un rimedio naturale, sempre efficace e provvidenziale

Peperoncino. Utile per l'ipertensione e per la terapia del tumore della prostata

"Il peperoncino abbassa la pressione arteriosa e risulta quindi provvidenziale per il cuore", dice Aldo Franco De Rose, andrologo e urologo presso la Clinica Urologica di Genova. Superpotente come afrodisiaco, non solo è capace di rendere la vita più piccante ma è particolarmente utile per sentirci "in salute". "Ecco dunque un'altra attività benefica che si va ad aggiungere alle già conosciute proprietà del peperoncino: digestivo, antinfiammatorio e anticatarrale. Un gruppo di ricercatori Cinesi della Third Military Medical University – racconta De Rose - ha scoperto che la 'capsaicina', la sostanza che fa piccare il peperoncino, ha anche la capacità di rilassare i vasi sanguigni.


La capsaicina
I ricercatori hanno verificato gli effetti della sostanza direttamente sulle cavie da labotatorio. La ricerca, pubblicata sulla rivista 'Cell Metabolism', descrive come le cavie 'ipertese' siano state alimentate con una dieta ricca di capsaicina e conferma che come la loro pressione sanguigna sia scesa. Secondo i ricercatori cinesi, la 'capsaicina' agisce attivando un canale recettore che si trova nel rivestimento dei vasi sanguigni. Questo porta a un aumento della produzione di ossido nitrico, una molecola gassosa nota per proteggere i vasi sanguigni dalle infiammazioni e dalle disfunzioni. Tuttavia occorreranno ulteriori studi per vedere quanti peperoncini si dovrebbero mangiare ogni giorno per scatenare un effetto positivo sul corpo. Secondo la letteratura scientifica, la capsaicina, l’alcaloide principale responsabile della sensazione di piccante prodotta dai peperoncini, sarebbe in grado di indurre le cellule tumorali del cancro alla prostata a innescare il processo di apoptosi, ossia un particolare programma di autodistruzione presente nelle cellule.


La conferma della ricerca
La scoperta è riportata sul Cancer Research, in un articolo firmato da Sören Lehmann del Cedars-Sinai Medical Center. Nel topo la capsaicina è in grado di indurre l’apoptosi di circa l’80 per cento delle cellule tumorali, e ha mostrato di avere un elevato potere anti-proliferativo anche su colture in vitro di cellule tumorali umane. Secondo Lehmann, la dose somministrata ai topi corrisponderebbe, per una persona di 90 chili, a 400 milligrammi di capsaicina, a sua volta pari al consumo di tre-otto peperoncini della varietà habañera, considerati i più piccanti del mondo. Il contenuto di capsaicina può infatti variare notevolmente a seconda del singolo frutto, oltre che della varietà. Per valutare la piccantezza dei peperoncini si utilizza la "scala di Scoville", in base alla quale un peperoncino comune ha un punteggio di 5000 unità, il peperoncino calabrese arriva alle 15".

di Roberta Maresci

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