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Parkinson e Alzheimer: nuove prospettive per la cura

Comprendere alcuni meccanismi delle cellule per mettere a punto terapie in grado di aiutare quelle sofferenti

Parkinson e Alzheimer: nuove prospettive per la cura

Proprio come noi, anche le cellule rifiutano il digiuno forzato. Sembra infatti che, quando vengono a mancare i nutrienti fondamentali, le cellule rispondano allungando le proprie centrali energetiche. Le cellule rispondono allungando le proprie centrali energetiche, per sfruttare al meglio i pochi nutrienti a disposizione. A dimostrare per la prima volta al mondo questo meccanismo biologico fondamentale sono stati Luca Scorrano e Ligia Gomes, ricercatori dell’Istituto Telethon  Dulbecco (Dti) all’Istituto veneto di medicina molecolare di Padova. La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature Cell Biology” (http://www.nature.com/ncb/index.html), chiarisce il meccanismo con cui le cellule cercano di sopravvivere in situazioni di carenza di nutrienti. E che potrebbe essere sfruttato per mettere a punto terapie in grado di aiutare le cellule “sofferenti” a causa di malattie degenerative, rare e genetiche come l’atrofia ottica dominante e la corea di Huntington, ma anche più diffuse come Parkinson e Alzheimer.

 

«Abbiamo dimostrato come, in mancanza di nutrienti, la cellula mandi un preciso segnale chimico ai mitocondri, che cominciano così ad allungarsi - spiega Ligia Gomes -. L’allungamento porta poi all’aumento di particolari strutture dentro i mitocondri, che servono proprio per la produzione di energia per la cellula: questo meccanismo le permette di sopravvivere con quel poco che ha a disposizione. Ci sono però delle malattie genetiche in cui l’allungamento dei mitocondri non avviene, e questo si traduce in una sentenza di morte per la cellula».

Ed è proprio in questo senso che questa scoperta apre interessanti prospettive per le terapie: conoscere questo meccanismo potrebbe suggerire delle strategie farmacologiche per mantenere le cellule in salute grazie all’aiuto dei mitocondri.

«Stiamo analizzando una serie di composti chimici per trovare quelli capaci di modulare al meglio l’allungamento dei mitocondri e, quindi, la salute delle cellule. Il nostro lavoro può sembrare ancora lontano dalla pratica clinica, ma per individuare una strategia per combattere una malattia genetica dobbiamo prima capire perché si sviluppa».

di Monica Coviello

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