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Malattie genetiche della vista: lo zafferano è una possibile cura

La prima sperimentazione condotta su 30 pazienti ha dato risultati insperati e positivi. Ma solo con la varietà abruzzese

Malattie genetiche della vista: lo zafferano è una possibile cura

I fotorecettori, le cellule nervose che trasformano la luce in segnali elettrici per il cervello, sono sofisticate ed esigenti, e hanno un metabolismo intenso che richiede moltissimo ossigeno. 

Con gli anni però, il meccanismo tende a incepparsi e l’ossigeno, da vitale che era, può diventare tossico per queste cellule, fino a provocarne la morte: è quello che avviene ad esempio in diverse forme di cecità senile, ma anche, a causa di difetti genetici, in maculopatie ereditarie come la sindrome di Stargardt

 

Oggi non esiste cura per queste patologie: nel frattempo, però, molti ricercatori si sono chiesti se e come sia possibile contrastare il danno da ossigeno e rallentare il processo degenerativo. Silvia Bisti (http://www.biotecnologie.univaq.it/docente.php?docente=3), ricercatrice della Facoltà di Biotecnologie, lavorando a L’Aquila si è inevitabilmente trovata tra le mani lo zafferano (Crocus sativus), di cui l’Abruzzo è fra i principali produttori al mondo.

 

Usato da secoli nella medicina tradizionale (anche la regina Cleopatra lo metteva nel bagno), contiene sostanze capaci di influire sul bilancio dell’ossigeno e di contrastare la morte cellulare. La Bisti decide di provarne gli effetti su dei ratti albini. Il risultato: lo zafferano si è dimostrato capace di proteggere questi animali dai danni luminosi, molto più del beta-carotene (che fino a quel momento sembrava la sostanza più promettente per questo scopo).

 

Dai test condotti finora, comunque, sembra che lo zafferano abruzzese sia l’unico ad avere un effetto protettivo sulla retina. Insieme a Benedetto Falsino (http://docenti.unicatt.it/web/profilo.do?cod_docente=1000076646&section=profilo&language=ITA), medico al dipartimento di Oftalmologia e Otorinolaringoiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Silvia Bisti ne testa l’efficacia su persone affette da degenerazione maculare legata all’età.

 

“La prima sperimentazione su 30 pazienti ha risultati insperati: persone che prima non riuscivano a leggere, riescono a farlo” racconta Benedetto. “Per chi da anni vede questi pazienti il risultato è una grande soddisfazione, ma anche fonte di grandi preoccupazioni. Bisogna provare a replicare il risultato, confermarlo, avere la certezza che sia davvero un effetto dello zafferano”. Intanto, anche la Commissione scientifica di Telethon (www.telethon.it) ha riconosciuto le potenzialità della terapia con lo zafferano, e ha erogato un finanziamento per continuare la ricerca. 

di Monica Coviello

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