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L’inquinamento mette a rischio la fertilità’

L'esposizione a interferenti endocrini nuoce gravemente alla salute

L’inquinamento mette a rischio la fertilità’

È ora di impegnarsi seriamente per ridurre l’inquinamento. Una recente ricerca mostra le sue ripercussioni negative addirittura sulla fertilità, umana e animale. A rivelarlo sono i dati presentati a Popoli (PE) per il progetto “Previeni” (www.iss.it/prvn), il primo studio interdisciplinare sul rapporto tra l’inquinamento, la salute e l’ambiente, condotto dal WWF insieme all’Istituto Superiore di Sanità, all’Università La Sapienza di Roma e all’Università di Siena.

Lo studio ha analizzato un campione di 250 coppie non fertili, 10 coppie mamme-bambino e diverse specie animali che abitano nella zona di due Oasi WWF in Abruzzo (Sorgenti del Pescara a Popoli e Diga di Alanno). Il risultato? In chi è più esposto a interferenti endocrini (sostanze nocive tra cui pesticidi, biocidi, antiparassitari, sostanze industriali e “prodotti di consumo”) aumenta il rischio di infertilità e di patologie correlate. Non solo: lo studio “Previeni” ha anche confermato che gli “interferenti endocrini” sono in grado di attraversare la placenta, passando direttamente dalla madre al bambino, che nasce già contaminato.


Dove si trovano gli interferenti endocrini?

Nonostante le limitazioni di legge, si trovano in oggetti di uso comune come tappeti, vestiti, pentole antiaderenti e vernici, giocattoli, contenitori e dispositivi medici, tessuti, auto, pc e televisori, pesticidi, oli e prodotti industriali. E loro tracce ci sono anche negli alimenti, dove arrivano sia per contatto diretto, per esempio con i contenitori di plastica, sia per l’inquinamento degli ambienti in cui vengono allevati gli animali e coltivate le piante.

Le cose cambiano se dagli ambienti urbani si passa agli ambienti delle due Oasi WWF abruzzesi coinvolte nello studio, Sorgenti del Pescara e Diga di Alanno. In entrambe, i livelli dei contaminanti sono stati riscontrati in livelli bassi.
“La presenza di boschi, fasce ripariali e vegetazione acquatica migliora la capacità dell’ambiente di rispondere ai contaminanti. Queste aree”, ha sottolineato detto Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia “sono una risorsa positiva anche per la salute umana, capace di migliorare le condizioni di vita e la salute”.

di Monica Coviello

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