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Annegamento: 400 casi all'anno in Italia

I giovani sono le vittime più frequenti, spesso per imperizia o malori

Annegamento: 400 casi all'anno in Italia

(ANSA) - ROMA, 25 GIU - Un fenomeno non frequentissimo, ma ad elevata letalità. Si tratta degli annegamenti, che ogni anno in Italia fanno circa 400 vittime soprattutto tra i giovani. Imperizia, malore e cadute accidentali sono le principali cause delle morti per annegamento, mentre Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni dove il fenomeno - in base ad un'analisi delle notizie di stampa relative al periodo 2008-2010 - è più diffuso. A fare il punto sugli annegamenti in Italia è un focus dell'Istituto superiore di sanità (Iss) redatto dai ricercatori Marco Giustini ed Enzo Funari. Nel 2007, spiegano i due ricercatori, il fenomeno è quantificabile in 387 morti e circa 440 ricoveri per semi-annegamento. Il tasso di mortalità è risultato pari a 11,1 morti per milione abitanti l'anno nei maschi e a 2,2 nelle femmine, con un tasso medio di 6,5 morti per milione di abitanti l'anno. Un valore molto distante da quelli medi europei (35 morti per milione di abitanti l'anno). Dal 1969 al 2007 risultano decedute per annegamento in Italia, secondo i dati dell'Iss, 27.154 persone, per l'82% maschi. Il fenomeno riguarda tutte le classi di età, anche se è tra i giovani (14-29 anni) che si presenta con la massima incisività in termini assoluti, con circa un terzo del totale delle morti registrate anche se i tassi di mortalità sono più elevati tra gli over 70. Negli ultimi anni gli annegamenti si sono ridotti notevolmente, passando da circa 1.200-1.300 morti l'anno degli inizi degli anni 70 a poco meno di 400 del biennio 2006-2007. Si è arrivati a una riduzione del 90% per i bambini al di sotto dei 14 anni, grazie a vari fattori quali l'informazione, la prevenzione e un maggior controllo. Negli ultimi 10 anni i dati sugli annegamenti mostrano tuttavia una sostanziale stabilità. "Appare evidente - rilevano Giustini e Funari - di essere di fronte a una sorta di 'zoccolo duro', difficilmente comprimibile se non si mettono in atto strategie mirate ed efficaci". Gli annegamenti sono particolarmente evidenti lungo la costa adriatico centro-settentrionale (da San Benedetto del Tronto a Trieste), in alcune aree del sud della Puglia, la costa tirrenica in Liguria (tra Sanremo e Savona), in Toscana (tra Carrara e Piombino), ma anche nel Lazio (tra Fiumicino e Terracina) e in Campania (tra Castel Volturno e Acropoli). Seguono la Sicilia nella costa sud-orientale e Palermo e la Sardegna (lungo la costa occidentale, nella zona di Cagliari e in quella di Olbia). Nelle aree interne alcuni comuni mostrano valori elevati dell'indice di rischio di annegamento, soprattutto nel Veneto, tra i fiumi Adige e Po, e in Lombardia nei pressi dei grandi laghi. L'Iss ha poi analizzato 422 casi di annegamenti negli anni 2008-2010 accaduti soprattutto in Lombardia (61 casi), Emilia Romagna (58) e Toscana (42). Le cause principali sono risultate l'imperizia (107 vittime), il malore (95), le cadute accidentali (57), la pesca subacquea (36), le cadute da imbarcazioni e la mancata sorveglianza (35). I due ricercatori sottolineano la necessità di "estendere il più possibile la presenza di un servizio di salvataggio alle acque di balneazione costiere ed interne, soprattutto nelle aree a maggior rischio di annegamenti". I due ricercatori, infine, fanno il punto sugli annegamenti anche nel mondo, dove ogni anno si registrano 380 mila vittime, il che colloca l'annegamento al terzo posto tra le cause di morte per incidente dopo gli incidenti stradali e le cadute. Gran parte di questi eventi si registra in Africa, Asia del pacifico occidentale e del sud-est asiastico ed est europeo (in particolare Bielorussia, Lettonia, Lituania, Russia e Ucraina che presentano tassi 15-16 volte superiori a quelli dell'Italia).

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