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Tumori al collo dell’utero: dal test HPV al vaccino

Attenzione: esistono oltre 100 tipi di HPV ma solo 12 di questi sono causa del carcinoma della cervice. Ecco cosa ne pensano gli esperti

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Tumori al collo dell’utero: dal test HPV al vaccino

Il tumore del collo dell'utero è il secondo cancro della donna per frequenza a livello mondiale. Colpisce a tutte le latitudini. Ne è prova la diffusione anche in Italia, dove rappresenta quasi il 2% di tutti i tumori maligni femminili. Quello che viene denominato screening organizzato (mediante invito della Asl di zona ad eseguire il pap test), è lo strumento preventivo di maggiore efficacia, affiancato ora anche dal programma di vaccinazione contro il papillomavirus-HPV, nel perseguire la prevenzione del carcinoma della cervice uterina. Ma in materia si stanno facendo progressi. Lo abbiamo chiesto al dott. Massimo Confortini, Direttore del Laboratorio di Citologia Analitica e Biomolecolare e Citopatologia ISPO, Firenze e alla dott.ssa Francesca Carozzi, Responsabile Settore Diagnostica Molecolare ISPO, Firenze, curatori del libro “Prevenzione del carcinoma della cervice uterina. Dal test HPV al vaccino”, edito da Elsevier, che fa il punto sulle nuove strategie della lotta al tumore del collo dell’utero. Quali sono le novità nella prevenzione? Che cosa sta cambiando?

“Fino a oggi la prevenzione del tumore del collo dell’utero si è basata sulla lettura citologica dello striscio cervicale (Pap test). Questa pratica, in parte spontanea e in parte organizzata attraverso programmi di screening, ha ottenuto grandi successi: i tassi di incidenza del tumore del collo dell’utero si sono ridotti di almeno tre volte nel corso degli ultimi decenni. Oggi, secondo i dati AIRTUM l’incidenza di questo tumore in Italia è di circa sette nuovi casi di tumore invasivo ogni 100.000 donne all’anno; trent’anni fa l’incidenza era stimata sopra 20 su 100.000. In questa situazione si è inserita la scoperta che il cancro della cervice è causato dal Papillomavirus (HPV), o meglio da un gruppo di HPV definiti oncogeni. Questo ha portato nell’arco di pochi anni a delineare nuove strategie di prevenzione per questo tumore: abbiamo assistito all’introduzione in Italia della vaccinazione HPV e abbiamo avuto i risultati di grandi studi randomizzati (fra gli altri lo studio NTCC condotto in Italia) che hanno valutato l’efficacia della ricerca degli HPV oncogeni (test HPV-hr) come test primario di screening in sostituzione del Pap test”.

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