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Il tumore alle ovaie: come prevenirlo

La scarsa informazione aumenta i rischi legati a una diagnosi tardiva

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Il tumore alle ovaie: come prevenirlo

C’è molta confusione sul tumore alle ovaie, com’è emerso da un’indagine condotta da O.N.Da, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna. Tra le intervistate, ben una su tre non è in grado di distinguerlo dal tumore all’utero. E pertanto, crede che il pap-test, l’esame consigliato per la prevenzione di questa forma tumorale, serva anche per proteggersi dal carcinoma ovarico. Appena l’1% delle donne coinvolte sa che spesso non dà sintomi e quasi nove su dieci non ne ha mai parlato col medico, che peraltro, stando ai dati emersi, non sembra farsi carico di informare le proprie pazienti.

 

L’importanza dell’ecografia transvaginale

Eppure il tumore alle ovaie è al sesto posto tra le forme di cancro femminili. In Italia ogni anno ne vengono diagnosticati 4800 nuovi casi, di cui il 70% circa in fase avanzata, con tutto ciò che porta con sé una diagnosi tardiva. È dunque il momento di fare chiarezza per ribaltare questi numeri che sono del tutto inaccettabili. A partire da chi è più a rischio. “Sicuramente gioca un ruolo determinante l’età,” dice Franco Odicino, dipartimento ostetrico-ginecologico Spedali Civili di Brescia. “Il picco di incidenza di questa malattia si osserva nelle donne tra i 50 e i 60 anni. Gli studi hanno anche dimostrato che c’è una predisposizione allo sviluppo del tumore ovarico. Dati alla mano, più o meno il 10% dei casi può essere inquadrato in tal senso.”

Ci sono poi numerosi studi in corso per arrivare a definire l’importanza di altri fattori di rischio come ad esempio lo stile di vita. In attesa di ulteriori risultati dalle ricerche, l’invito degli esperti è di sottoporsi annualmente a una visita ginecologica con ecografia transvaginale. Anche perché il carcinoma ovarico non dà quasi mai sintomi. “Lavori scientifici di recente pubblicazione stimano in circa tre anni l’intervallo tra l’insorgenza biologica della malattia e le sue possibili manifestazioni cliniche”, aggiunge il dottor Odicino. “Inoltre i sintomi di esordio della malattia sono spesso sfumati e di lieve intensità, tali da essere confusi con le ben più banali alterazioni dell’attività dell’apparato gastrointestinale. Si tratta infatti di stitichezza, sensazione di gonfiore addominale, diarrea, difficoltà digestive, nausea, aumento della circonferenza addominale. Il suggerimento è quindi di non banalizzare sintomi gastrointestinali poco importanti, specialmente quando compaiano ex novo in donne di questa età”. 

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