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Tumore al polmone: focus sulla prevenzione

Una neoplasia in crescita e tra le più temibili per il mondo femminile. Unica strategia preventiva, la diagnosi precoce. Ne parliamo con l’esperto, ideatore di Polmone Rosa, la campagna di sensibilizzazione anche per le malattie respiratorie croniche

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Tumore al polmone: focus sulla prevenzione

Con la consulenza del professor Giacomo Mangiaracina, Medico Igienista, Docente alla facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione.

 

È una delle neoplasie più temibili. Due recenti studi italiani, uno dell’Istituto Mario Negri di Milano, l’altro dell’Istituto per la Prevenzione Oncologica (ISPO) di Firenze, mettono entrambi l’accento sulla mortalità per cancro al polmone che sta superando quello della mammella, non solo in Italia ma in tutta Europa, con circa 10mila nuovi casi ogni anno. Un dato preoccupante se si pensa che negli anni Cinquanta era una malattia rara nel sesso femminile mentre oggi, in Europa, una donna su 30 e un uomo su 10, possono contrarla.  Le donne, inoltre, risultano doppiamente penalizzate: devono affrontare un nemico ancora poco conosciuto, e la mortalità tra loro è cresciuta dell’1% rispetto al calo del 2,2% dei maschi. In più, pagano il prezzo di una abitudine legata all’emancipazione e della quale fanno fatica a liberarsi: il fumo.

“La diagnosi precoce consente di prevenire la morte anticipata lasciando immutata la prevalenza e l’incidenza della malattia nella popolazione. Più che di prevenzione oncologica si dovrebbe parlare dunque di prevenzione ‘in oncologia’”, sottolinea Giacomo Mangiaracina, Presidente di ANP - l’Agenzia nazionale per la prevenzione - e ideatore di Polmone Rosa, la campagna di sensibilizzazione sulla patologia. Con lui, voce autorevole in fatto di prevenzione, vogliamo fare chiarezza.

 

La prevenzione oncologica

La prevenzione oncologica dovrebbe avere come obiettivo la riduzione dei tumori nella popolazione. Ma se si fanno campagne che incentivano la diagnosi precoce (mammografie, pap-test etc.), queste non modificano il numero dei tumori presenti nella popolazione, né le nuove diagnosi che si prevedono annualmente. Diagnosticano prima, nel tentativo di ridurre le morti premature. Dunque una forma di prevenzione 'in oncologia' definita 'secondaria' da una vecchia nomenclatura, ma non 'oncologica', ovvero 'dei tumori'.

 


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