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Sindrome metabolica: troppa “pancia” ti fa ammalare

Un insieme di fattori patologici associati al sovrappeso fanno aumentare il rischio di cancro e di malattie cardiovascolari. Scopriamo i cibi che ci aiutano a gestirla.

Sindrome metabolica: troppa “pancia” ti fa ammalare

Con la consulenza del prof. NICOLA CANONICO, specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva, Casa di cura PIO XI a Roma.

 

La sindrome metabolica (SM) è una combinazione di alterazioni che provoca un incremento significativo del rischio di affezioni cardiovascolari: numerosi studi clinici hanno dimostrato che questo rischio è doppio rispetto ai soggetti che non ne sono affetti. Non solo: oltre le malattie cardiache, aumentano le probabilità di diabete, di steatosi epatica, di Alzheimer e, non per ultimi, di tumori (intestino,fegato, mammella, endometrio, rene). La sindrome metabolica, infatti, dà benzina alle cellule cancerose, favorendo l’insorgenza di tumori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme sul pericolo che associa la sindrome metabolica alla comparsa di tumori, ma la sua presenza aumenta sensibilmente anche il rischio di patologie cardiovascolari. Eppure è possibile correre ai ripari, essenzialmente con un corretto stile di vita, alimentazione equilibrata e movimento.

 

Come riconoscerla

1. Obesità viscerale, centrale (circonferenza vita che supera i 102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne). Basta prendere un metro da sarta e misurarela propria circonferenza ombelicale.

2. Iperglicemia (livelli ematici di glucosio superiori o uguali a 110mg/100 ml o diagnosi di diabete di tipo 2: non insulinodipendente).

3. Ipertrigliceridemia (trigliceridemia superiore o uguale ai 150 mg/dl o trattamento per dislipemia).

4. Ipertensione arteriosa (pressione sanguigna superiore ai 130/85 mmHg o trattamento per ipertensione arteriosa).

5. Bassi livelli ematici di colesterolo HDL (inferiore a 40 mg/100 ml per gli uomini e a 50 mg/100 ml per le donne o trattamento per ipercolesterolemia).

 

Abbassa così i fattori di rischio

Una regolare attività fisica e una corretta alimentazione comportano la riduzione del peso corporeo, del grasso viscerale, dell’insulino-resistenza, del rischio cardiovascolare, migliorando significativamente l'aspettativa di vita. L’attività fisica deve essere regolare e costante, moderata: può essere sufficiente una camminata veloce quotidiana di 30-45 minuti.
L’eccesso di massa adiposa, specie se concentrata in sede addominale, conduce a squilibri del metabolismo glucidico e lipidico e, quindi, a una condizione di iperinsulinemia.
Un adeguato regime dietetico può rifarsi alla classica dieta mediterranea con ripartizione giornaliera dei macronutienti: carboidrati minimo 45%, proteine minimo 15%, grassi minimo 25% e personalizzazione del restante 15% in funzione dell’attività fisica.

I consigli alimentari per la gestione della sindrome metabolica

  • Aumentare i cibi ad alto indice di sazietà (frutta e verdura, almeno cinque porzioni al giorno; cereali non raffinati, legumi).
  • Limitare i cibi ipercalorici, i dolci, le bevande zuccherate.
  • Evitare i grassi saturi (insaccati) e limitare la carne rossa a massimo 450-500 g a settimana.
  • Evitare burro, margarina e preferire l’olio extravergine di oliva.
  • Limitare il vino e la birra a un bicchiere a pasto.
  • Limitare i cibi ad alto indice glicemico (zuccheri semplici, farine raffinate, riso, pane bianco, patate) che favoriscono un rapido e marcato incremento della glicemia che stimola in modo eccessivo la liberazione di insulina che, a sua volta, favorisce l’aumento di peso.
  • Preferire i cibi a basso indice glicemico. Sì a cereali integrali, legumi, avena, patate dolci, mele, pere, arance, pompelmi, cibi proteici magri (carne, pesce, uova, latticini scremati), cibi ricchi di grassi insaturi (olivegetali), salmone, frutta secca.
  • Evitare o limitare gli alimenti raffinati, evitare cibi contenenti zuccheri, grassi idrogenati, acidi grassi trans e conservanti.
  • Preferire frutta fresca e frutta secca: ottima per spuntini.

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