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Mi faccio un bel regalo: smetto di fumare!

Il tabacco crea dipendenza a 11 milioni di italiani. Chi prova a smettere da solo, nella maggior parte dei casi fallisce. Meglio affidarsi ai centri antifumo

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Mi faccio un bel regalo: smetto di fumare!

Con la consulenza del dott. Vincenzo Zagà, medico pneumologo e presidente della Sitab, Società italiana di tabaccologia. Con la consulenza del prof. Fabio Beatrice, Direttore della struttura complessa di otorinolaringoiatria all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e professore a contratto presso l'università di Torino.

 

I scriversi in palestra. Dimagrire cinque chili prima della prova costume. Mangiare meno carne... Fra i buoni propositi dell’anno nuovo, per molti c’è anche smettere di fumare. In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, si contano 11 milioni di persone dipendenti dal tabacco, la cui nicotina, attraverso il rilascio di dopamina e altri neurotrasmettitori (seratonina, adrenalina, vasopressina) dà un senso di momentaneo benessere e rende più difficile dire “basta!”. Di motivi per non accendere le sigarette se ne contano tanti. A cominciare dal numero di morti causate ogni anno dal fumo nel nostro Paese: ben 80mila, divise in 44mila per patologia oncologica, 12mila per problemi pneumologici e il resto fra ictus e infarti. “Per curare le centinaia di malattie che derivano da questa dipendenza – afferma il dottor Vincenzo Zagà – si spendono circa 6,7 miliardi di euro, senza contare i costi sociali e il carico di sofferenza. Dobbiamo iniziare a pensare al tabagismo come a una malattia mortale e non solo come un fattore di rischio. E per salvarsi la vita esiste un solo modo: smettere di fumare, che è il più importante intervento di sanità pubblica per la prevenzione primaria delle patologie correlate al fumo”.

 

No al fai-da-te

“Uno studio del Ministero della Salute inglese – ricorda il presidente della Sitab – già alcuni anni fa ha dimostrato come un counseling breve, associato all’uso di farmaci di provata efficacia, è capace di salvare molte più vite di altri (e pur importanti) progetti di screening, per esempio quello per la prevenzione del cancro della cervice uterina o gli interventi di prevenzione delle patologie cardiovascolari come infarti e ictus, con farmaci anticolesterolo e antipertensivi. Ma la chiarezza dei dati scientifici si scontra con l’idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola buona volontà e, perciò, non abbia bisogno di trattamenti e servizi di cura. Mentre smettere di fumare da soli è il metodo più diffuso, ma anche quello meno efficace, che produce un esito dell’1-3% a distanza di un anno, i trattamenti farmacologici riescono a decuplicare le percentuali di successo”. Sia da giovane sia dopo gli anta, la popolazione femminile deve stare ancora più attenta. “Le ragazze fumatrici che assumono la pillola sono più esposte al rischio di tromboembolia” ricorda il dottor Zagà. Stessa cosa per le over 50 che sono in cura con i farmaci sostitutivi ormonali dopo la menopausa. Anche le donne in gravidanza possono smettere con l’aiuto dei dispositivi a base di nicotina come i cerotti, le gomme e gli inaler, che soddisfano anche la gestualità e ritualità di avere in mano una sigaretta. Un accorgimento contro le ricadute ce lo suggerisce Sharon Allen, in un articolo pubblicato su Addiction, che ha dimostrato come il trattamento farmacologico abbia più possibilità di riuscita se iniziato nel periodo post ovulatorio e non in quello precedente”.

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