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Lampade abbronzanti: pro e contro

Lettini e docce solari promettono una tintarella facile e veloce. Il loro uso comporta dei rischi, ma anche dei vantaggi. Scopriamoli

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Lampade abbronzanti: pro e contro

L’eterna questione, “le lampade abbronzanti fanno male alla salute?”, non ha lasciato indifferente nemmeno il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Appoggiato dall’American Academy of Dermatology e citando gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che certificano gli effetti cancerogeni delle lampade UV, Obama ha introdotto un’imposta del 10% agli istituti estetici per ogni trattamento di abbronzatura artificiale nella recente riforma sanitaria.

 

No all’abuso e all’uso scorretto

Ma è vero che sono così dannose? Abbiamo posto la domanda alla dottoressa Mariuccia Bucci, dermatologa e vicepresidente dell’Isplad (www.isplad.org): “Direi di sì, ma soprattutto lo sono l’abuso e l’uso scorretto. Una seduta di 8 minuti ogni 40/60 giorni non è dannosa e può essere un buon metodo per conservare l’abbronzatura estiva, mentre l’esposizione continua e frequente può indurre la formazione di tumori e crea fotoinvecchiamento precoce. Anche la scelta del centro estetico è importante, un istituto idoneo deve avere lampade in buone condizioni e personale qualificato che sappia indicare e spiegare l’uso corretto della lampada e i risultati che si ottengono: ci sono lampade ad alta pressione (con maggioranza di raggi UVA che penetrano a fondo nel derma) che danno un’abbronzatura immediata ma poco duratura perché è ottenuta dalla foto-ossidazione della melanina già presente nelle cellule; e lampade a bassa pressione (miste UVA e UVB con maggioranza di UVB che si fermano tra derma ed epidermide) che garantiscono un’abbronzatura durevole (compare dopo 72 ore dall’esposizione), perché gli UVB attivano i melanociti e inducono la sintesi di nuova melanina, ma possono scatenare l’eritema. In questo caso è consigliabile utilizzare una crema protettiva”. 

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