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Ictus: Aprile è il mese dedicato alla prevenzione

Cause, sintomi e terapia della patologia, in aumento tra le donne, causata dall’interruzione improvvisa del sangue diretto al cervello o dalla rottura di un’arteria. Vediamo come evitarla e come limitare i danni.

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Ictus: Aprile è il mese dedicato alla prevenzione

Con la consulenza della Dr. Julita Patrizia, Direttore facente funzione del reparto di Neurologia dell'A.s.l. del Verbano - Cusio - Ossola 

 

L’ictus compare quando l’afflusso di sangue diretto al cervello s’interrompe improvvisamente per la chiusura o la rottura di un’arteria. Vediamo come evitarla e come limitare i danni. 

La prontezza nei soccorsi consente di ottimizzare le possibilità di ridurre il rischio di invalidità permanente. Per questo occorre fare molta attenzione ad alcuni segni come: il torpore improvviso di una gamba o di un braccio, il calo della vista o una brusca difficoltà nel parlare. In questi casi occorre subito recarsi al pronto soccorso.

 

Preveniamo l'ictus: le cause

Come per tutte le patologie, anche per l'ictus la parola d'ordine è prevenzione. L’importanza della prevenzione attraverso il monitoraggio dei fattori di rischio che vanno dalla fibrillazione atriale alla pressione arteriosa, senza trascurare l'alimentazione scorretta, il fumo e il consumo di droghe, è fondamentale: l'ictus oggi si cura, ma lo si può e si deve prevenire. Tutti i problemi di origine vascolare vanno monitorati attraverso le visite specialistiche, andando alla ricerca di quelli che sono i fattori di rischio. Oltre al diabete, la pressione, e la fibrillazione atriale è importante seguire una dieta alimentare bilanciata, soprattutto nel paziente diabetico, per cui è consigliabile una dieta con un ridotto apporto di lipidi. Questi, infatti, uniti ad altri fattori come i depositi piastrinici, possono portare a una chiusura delle arterie e provocare un trombo. È molto importante monitorare la fibrillazione atriale se si è in presenza di una aritmia cardiaca. Con la fibrillazione atriale il rischio che partano emboli verso il cervello è molto alto, in questo caso il cardiologo indicherà una terapia anticoagulante, piuttosto che antiaggregante. La chirurgia preventiva (posizionamento di stent carotidei) è fortemente consigliata, laddove a seguito di esami diagnostici, emergesse una ostruzione della carotide superiore al 75%.

Nei pazienti a rischio ictus è fondamentale il movimento e la valutazione costante dei parametri delle altre patologie esistenti.

 

L'ictus e le donne

L'ictus è la quinta causa di mortalità al mondo, per la donna arriva ad essere la terza. La malattia, celebro-vascolare, ha come fattore di rischio principalmente l'avanzare dell'età: le probabilità che sopraggiunga dopo i 65 anni sono eguali sia nelle donne che nell'uomo. È vero che le donne dopo gli ottant'anni sembrano essere più a rischio degli uomini, e questo accade fondamentalmente per due fattori: il primo è la longevità, difatti l'aspettativa di vita è più lunga rispetto a quella degli uomini. Un secondo aspetto è l'isolamento. Molte donne vivono da sole, questo fa sì che nessuno si accorga del sopraggiungere dei sintomi dell'ictus; in alcuni casi capita che la paziente arrivi troppo tardi ai soccorsi, con un elevato rischio di mortalità. I fattori di rischio comuni nell'ictus femminile e maschile sono: primo fra tutti l'età, segue l'ipertensione, le malattie della coagulazione, il diabete e la fibrillazione atriale; queste ultime due sembrano manifestarsi particolarmente nelle donne in età avanzata.

 

Sintomi: come riconoscere l'ictus

  • Difficoltà a muovere un arto o una parte del corpo
  • Disturbo delle sensibilità delle parti del corpo
  • Deficit della vista
  • Difficoltà ad esprimersi
  • Senso di smarrimento, vigilanza ridotta, vertigini, cefalea
  • Crisi epilettiche

 

L'importanza di seguire la terapia: attenzione l'ictus potrebbe non essere un episodio isolato.

È molto importante che chi ha già avuto un primo episodio di ictus aderisca in modo continuativo e costante alla terapia secondaria prescrittagli. La profilassi medica va scelta facendo un indagine del paziente, in base alla cura già in atto e al recupero completo o parziale delle sue funzioni. Il rischio che l'ictus recidivi nell'arco di tempo che va dai 30 giorni all'anno dopo è alto, ecco perchè bisogna attenersi alla cura e assumere i farmaci prescritti in maniera adeguta. Le terapie vengono prescritte in base alla storia medica di ogni singolo paziente. Il farmaco di prima scelta che in assoluto favorisce la circolazione celebrale oggi è l'aspirina sia in fase di prevenzione primaria che secondaria.

 

Stroke Unit: ci salva la vita ma che cos’è?

Le Stroke Unit sono fondamentali per ridurre il rischio di mortalità. Si tratta di reparti speciali, dedicati ai malati di ictus, che permetteno un continuo monitoraggio del paziente attraverso il controllo dei parametri vitali e una diagnosi accurata in tempi ravvicinati. Nelle Stroke Unit lavorano medici neurologi e partecipano alla diagnosi e alle cure medici radiologi, cardiologi, diabetologi, dietisti, fisiatri, infermieri altamente formati, tecnici della riabilitazione, logopedisti. Tutto personale specializzato nella gestione dei pazienti colpiti da ictus presenti 24 h su 24. I medici delle Stroke Unit applicano ad ogni paziente i protocolli d'intervento più aggiornati: in base alle caratteristiche del malato viene quindi seguito un mirato percorso diagnostico e terapeutico.

La Stroke Unit del V.C.O. presso l'ospeale S.Biagio di Domodossola è una delle prime nate in Piemonte. Qui il paziente viene seguito in tutto il percorso di cura: fase acuta, degenza, riabilitazione. Il paziente colpito da ictus rimane in questo speciale letto per tutta la durata della fase acuta, per poi passare nel reparto neurologico ed infine trasferito al progetto di uscita che si avvale di tre modalità: rieducazione intensiva, dove il malato viene "eletto" dal fisiatra e indirizzato presso i centri di riabilitazione di secondo livello, dove sarà dimesso al termine di adeguate terapie. Laddove questa procedura non potesse essere effettuata, il malato viene diretto presso le strutture di lungo degenza.  

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