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Glaucoma, la nuova frontiera delle cure

Recenti studi mostrano gli effetti positivi della“neuroprotezione” contro questa patologia dell’occhio

Glaucoma, la nuova frontiera delle cure

Gli occhi sono un prolungamento del nostro cervello e, proprio come la materia cerebrale, possono subire le conseguenze del tempo e malattie neuro-degenerative con esiti irreversibili, se non curate correttamente. Una di queste è sicuramente il glaucoma, che provoca danni in modo simile all’Alzheimer o al Parkinson. “L’occhio è una parte del cervello e il glaucoma colpisce il nervo ottico, che mette in comunicazione l’occhio con la corteccia cerebrale: quindi, le malattie croniche degenerative, che colpiscono il cervello, si  sviluppano in modo simile alle malattie croniche dell’occhio, perché la biologia in questi due organi è la stessa”, afferma il professor Stefano Gandolfi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda ospedaliero-Universitaria di Parma. Il glaucoma provoca danni permanenti alla vista, fino alla cecità nel 12% dei casi. “È una malattia subdola, perché i sintomi sopraggiungono solo in fase avanzata”. Il principale fattore di rischio è l’aumento della pressione interna dell’occhio. Quando l’umor acqueo è in eccesso, o c’è un ostacolo al suo deflusso, la pressione aumenta e il nervo ottico viene danneggiato. La misurazione della pressione, però, non è l’unico elemento per diagnosticare il problema. “Sarebbe un errore – osserva il professor Carlo Nucci, del Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata – perché in alcuni pazienti la malattia può insorgere anche in presenza di valori normali della pressione oculare, così come alcuni soggetti con ipertensione oculare non sviluppano mai il glaucoma. Per la diagnosi occorre, invece, sottoporsi a una visita oftalmologica completa, integrata eventualmente con l’esame del campo visivo e lo studio morfometrico della papilla ottica”.

 

La nuova frontiera delle cure

Le attuali terapie per contrastare il glaucoma si basano sulla riduzione della pressione intraoculare mediante l’utilizzo di farmaci, interventi laser e chirurgici. Tali trattamenti rappresentano ancora le uniche strategie con comprovata efficacia terapeutica. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca si è focalizzata sulla “neuroprotezione”, ovvero sull’individuazione di nuove molecole che blocchino le cascate molecolari alla base del danno retinico, potenziando così la sopravvivenza delle cellule ganglionari. Tra queste molecole, il Coenzima Q10, un elemento chiave della catena respiratoria mitocondriale, sembra essere altamente promettente. “Le cellule ganglionari della retina e le fibre del nervo ottico – spiega il professor Nucci – sono ricche di mitocondri, necessari a produrre energia per la conduzione nervosa. La riduzione nella produzione di energia e l’aumento della produzione di radicali liberi a livello mitocondriale è da considerarsi un meccanismo chiave nello scatenamento del glaucoma”. Il nostro Paese è all’avanguardia in questo filone di ricerca. Molti sono gli studi preclinici e clinici già svolti su numerose molecole. Da poco ne è partito uno molto importante, a cura dell’Istituto Mario Negri di Milano e della durata di tre anni, che coinvolge 612 pazienti e 14 centri italiani specializzati nel trattamento del glaucoma. Lo studio testerà il Coenzima Q10, già presente in natura e in grado di facilitare la produzione di energia all’interno del tessuto nervoso. “Non si tratta di sostituire la terapia ipotonizzante, ma di affiancarla – precisa il professor Gandolfi. L’obiettivo è verificare se, effettivamente, l’aggiunta del Coenzima Q10 è in grado di rallentare la progressione del danno del campo visivo indotto dal glaucoma”.

 

Chi è più a rischio

Il glaucoma nel mondo colpisce 64,3 milioni di persone fra i 40 e gli 80 anni. In Italia quasi un milione, anche se nel 50% dei casi non è diagnosticato. Il principale fattore di rischio per l’insorgenza e la progressione della malattia è l’aumento della pressione dell’occhio. Oltre a questo, ve ne sono altri quali la familiarità, il ridotto spessore della cornea, la miopia elevata. “Anche chi ha eliminato gli occhiali da miope, grazie alla chirurgia refrattiva, non è immune dal rischio – aggiunge il professor Nucci. Anzi, lo strato corneale reso più sottile dall’intervento può falsare la misurazione della pressione intraoculare, facendola risultare più bassa”. Inoltre, chi si è sottoposto a cure protratte con farmaci cortisonici dovrebbe effettuare una visita oculistica di controllo poiché tali composti possono in alcuni pazienti associarsi ad aumenti della pressione intraoculare. Anche avere la pressione del sangue bassa è considerato un fattore di rischio aggiuntivo. “È stato appurato – continua Nucci – che quando si abbassa eccessivamente la pressione sistemica si riduce anche la quantità di sangue che arriva al nervo ottico. Pertanto i pazienti che assumono le terapie antiipertensive devono stare attenti che non siano troppo aggressive perché se la pressione scende eccessivamente l’occhio è più sofferente”.

 

Il rischio nelle donne

Non esistono percentuali ufficiali, ma è stato osservato che un tipo di glaucoma, quello che si sviluppa nonostante una pressione intraoculare normale, si manifesta in particolare fra le donne. “Chi è ipoteso – chiarisce il professor Gandolfi – inevitabilmente ha un problema di afflusso di sangue. Una donna ipotesa non si deve crogiolare sul fatto di avere la pressione bassa. Dopo i 50, o comunque dopo la menopausa, con il calo degli estrogeni è consigliabile fare un controllo oculistico approfondito e periodico che analizzi il fondo dell’occhio e quindi il nervo. La pressione dell’occhio non basta. Se è necessario si deve valutare l’anatomia del nervo”.

Le attuali terapie per contrastare il glaucoma si basano sulla
di e.g.

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