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Il cervello ai tempi del web 3.0

Se temiamo che la nostra mente col tempo possa “perdere colpi”, la migliore prevenzione è immergersi nel frenetico mondo dei social network!

Il cervello ai tempi del web 3.0

A cura della prof.ssa Luciana Riccio, medico e divulgatrice scientifica.

Nel film Un profilo per due, un vedovo ottantenne, Pierre, cerca di vincere la solitudine con i social network, aiutato dal giovane Alex. Su un sito di incontri conosce la giovane Flora e se ne innamora ma, al primo incontro, manda al suo posto Alex. Insomma un Cirano de Bergerac all’epoca del web 3.0, perché ormai la voglia di navigare su Internet non conosce età. Se abbiamo più di sessant’anni e temiamo che il cervello “perda colpi”, affrettiamoci ad aprire un profilo sui social network: è molto meglio che stare davanti alla televisione o fare le parole crociate, perché è importante apprendere qualcosa di nuovo, non solo per vincere la solitudine. Internet è una finestra sul mondo: pensiamo a tutti gli anziani che non possono uscire di casa o non hanno più la forza di fare una bella camminata che sarebbe, di sicuro, più salutare. Come per tutte le cose c’è il rovescio della medaglia: di fatto sprechiamo troppo tempo a cercare la foto migliore da mettere sul profilo, tutto a discapito di una bella chiacchierata con gli amici. Il “condividere” spesso si riduce al semplice postare sui social un selfie. Sia che traiamo benefici dall’uso del web, sia che vada a nostro discapito, qualcosa cambia a livello cerebrale; forse, più di qualcosa…

 

Ansia da disconnessione: quando parliamo di Internet non dobbiamo mai dimenticare che dà dipendenza

L’espressione “Internet Addiction Disorder”, che definisce la dipendenza dalla Rete, è ormai entrata nel vocabolario di medici e psicologi. L’Accademia Cinese delle Scienze, guidata da Hao Lei, ritiene che nelle dipendenze patologiche dalla Rete ci siano delle vere e proprie alterazioni cerebrali, soprattutto a livello della sostanza bianca che ha il compito, tra l’altro, di trasmettere l’informazione lungo tutto il sistema nervoso centrale. Le zone cerebrali interessate sono le stesse che troviamo modificate negli alcolisti e tossicomani. La ricerca è stata condotta su 18 adolescenti a cui è stato fornito un questionario per accertare la dipendenza dalla Rete e, successivamente, sono stati sottoposti a risonanza magnetica per documentare le alterazioni. Uno studio più recente, presentato al mega-congresso della Radiological Society of North America ha dimostrato, attraverso un tipo particolare di risonanza magnetica con spettroscopia che fornisce informazioni anche sulla struttura chimica dell’encefalo, alterazioni di sostanze presenti nel cervello, i neurotrasmettitori, come il GABA, nei ragazzi dipendenti da Internet. L’acido gamma amino butirrico (GABA) entra in gioco in ansia, depressione e insonnia. Quindi, se guardiamo troppe volte al giorno la posta elettronica, stiamo appiccicati allo smartphone in attesa di un “like” per ore, il rimedio è di provare per 24 ore a disconnetterci, per diminuire il livello di assuefazione: un piccolo gesto per “riconnettere” il cervello.

PARLIAMO DI: web, Internet, social network

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