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Anoressia e bulimia: epidemia del ventunesimo secolo

C’è chi non mangia alcune categorie di alimenti, chi non mangia proprio, o quasi, e chi, invece, si abbuffa per poi pentirsene e provocarsi il vomito…

Anoressia e bulimia: epidemia del ventunesimo secolo

I disturbi alimentari sono una vera e propria epidemia del ventunesimo secolo. "I disturbi alimentari", spiega la Prof.ssa Laura Bellodi, professore di Psichiatria dell’Università Vita Salute San Raffaele e Direttore del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano, “sono caratterizzati da una profonda ossessione nei confronti del cibo, che diventa il “nemico” e il centro della vita di chi ne soffre”.

I disturbi alimentari più conosciuti e diffusi sono l’anoressia e la bulimia. L’anoressia è una malattia che coinvolge soprattutto le adolescenti e le giovani donne, ma che nel 5-10% dei casi può manifestarsi “al maschile”. È caratterizzata dal pensiero fisso di dimagrire. Spesso inizia con l’idea di mettersi a dieta, poi però non ci si riesce più a fermare e si continua a voler perdere peso. La capacità di resistere (perché l’appetito non manca, anzi) e continuare a dimagrire è infatti vissuta come un successo personale ed un’affermazione della propria forza. “Decidere di perdere 5, 7, 10 chili è un comportamento normale e presuppone un obiettivo finale”, spiega la professoressa Bellodi, “Chi soffre di anoressia, invece, vuole dimagrire all’infinito e si sente appagata dal riuscirci”. Per raggiungere il proprio scopo, si comincia ad eliminare completamente dalla propria dieta alcune categorie di alimenti che “fanno ingrassare” (ad esempio dolci, formaggi, insaccati, pasta, pane), fino ad arrivare ad un menù estremamente limitato e incompatibile con un buono stato di salute. “Ci sono ragazze”, dice Bellodi, “che lavano il pollo bollito sotto l’acqua per limitare ulteriormente le calorie ingerite, oppure che mangiano solo insalata scondita”.

Chi soffre di bulimia tende invece ad abbuffarsi in poco tempo con elevate quantità di cibo, in una sorta di attacchi compulsivi che spingono a mangiare senza ragionare. Subito dopo, però, si sente in colpa e cerca quindi in tutti i modi di eliminare la calorie assunte. “La forma preferita per farlo è autoindurre il vomito, ma a volte si ricorre anche a diuretici o lassativi”, spiega Bellodi.

La considerazione di sé varia molto a seconda del proprio peso corporeo. Di solito chi soffre di bulimia rimane entro valori standard di peso rispetto all’altezza, ma è comunque ossessionata dall’idea di non riuscire a dimagrire o di prendere peso.

I rischi della malattia sono legati soprattutto al vomito autoindotto, che può causare ad esempio disturbi digestivi, danni allo smalto dei denti e carenze di minerali, soprattutto potassio.

A soffrire di bulimia sono soprattutto giovani donne con più di 18 anni, ma non sono rari i casi tra le adolescenti. In ogni caso si stima che una donna su quattro è a rischio di bulimia nell’arco della sua vita. E per dieci donne che soffrono di bulimia, c’è un uomo che ha a che fare con questo problema.

di Stefania Rattazzi

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