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Allarme rosso per il cuore delle donne

Al contrario di quanto si crede, le malattie cardiovascolari colpiscono in misura maggiore il sesso femminile

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Allarme rosso per il cuore delle donne

Secondo i dati riportati dall’OMS, il 55% delle donne contro il 48% degli uomini muore per malattie cardiovascolari (infarti, ictus, embolia e trombosi). La fine dell’età fertile apre le porte a ipertensione, diabete e sindrome metabolica, nemici giurati della salute del cuore, ma troppo spesso sottovalutati nel gentil sesso. A lanciare il monito è ALT, Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari, nella persona del suo presidente, Lidia Rota Vender (anche responsabile del Centro Trombosi di Humanitas di Rozzano-Milano) che ha ribadito la necessità di validi programmi di informazione, prevenzione e ricerca, soprattutto legati alla “medicina di genere” ovvero lo studio delle malattie basato sul sesso del paziente.

 

Cuore di donna

Donne e uomini sono biologicamente diversi e questo incide su molti fattori che determinano la maggiore o minore predisposizione verso determinate malattie, la differenziazione nella prevenzione e anche nella terapia. Le stesse malattie cardiovascolari considerate una patologia prevalentemente maschile hanno, invece, un impatto di genere notevole. “Nelle donne in età fertile si registra effettivamente un’incidenza di eventi cardiovascolari minore che negli uomini, tuttavia dopo la menopausa il rischio aumenta per il peculiare equilibrio ormonale che favorisce l’insorgere di noti fattori di rischio come ipertensione, diabete, obesità e sindrome metabolica”, spiega Marco Stramba Badiale, direttore del Dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano. “Inoltre, le manifestazioni cliniche delle malattie cardiovascolari nelle donne, in particolare nel caso della cardiomiopatia ischemica, possono essere più sfumate rispetto a quelle osservate sugli uomini, rendendo più tardivo il loro riconoscimento. I protocolli diagnostici e terapeutici non tengono adeguatamente in considerazione queste e altre differenze tra i sessi”. Secondo i dati emersi grazie al progetto EuroHeart - realizzato dalle associazioni europee del settore sotto l’egida dell’European Heart Network, l’Organizzazione consultiva della Commissione del Parlamento Europeo per le Malattie Cardiovascolari, e coordinato in Italia da ALT e FipC (Fondazione italiana per il Cuore) - nelle 62 sperimentazioni cliniche pubblicate tra il 2006 e il 2009 solo il 33% dei pazienti coinvolti erano donne e solo la metà degli studi riportava un’analisi separata tra i due sessi. Questo significa che l’efficacia della maggior parte degli interventi preventivi e terapeutici è valutata in una popolazione prevalentemente maschile quando, invece, non si può escludere che ci siano differenze legate al sesso nella risposta alla cura.

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