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Opera di Madre Natura o di un bravo chirurgo?

Concediamoci qualche pettegolezzo da spiaggia e lanciamoci nella “caccia al ritocco”: sai scoprire un seno rifatto?

Opera di Madre Natura o di un bravo chirurgo?

Arriva l’estate e, con questa, l’esibizione dei corpi. Spiagge, temperature elevate, vacanze all’aria aperta… tutto concorre ad aumentare i centimetri quadrati di pelle che vengono scoperti ed esposti agli sguardi altrui. Se il momento è topico per chi si sottopone all’“esame”, anche chi guarda ha il suo bel daffare. Complice l’ozio delle lunghe ore in spiaggia, la lettura distratta delle riviste e la conversazione con persone appena incontrate, pensieri e discorsi arrivano facilmente al tema “caldo” della chirurgia plastica.

Ed eccoci così al gioco cattivello della “caccia al ritocco”. Questi seni che vincono la forza di gravità sono naturali o “rifatti”? E questo viso incredibilmente liscio è il prodotto di un dna eccezionale o di un lifting? E via così per glutei, addomi scolpiti, pettorali guizzanti...

Che l’indagine avvenga prendendo spunto da una foto sul giornale o dall’osservazione “live” di esemplari umani, il punto di partenza è sempre lo stesso, una nota stonata: può essere una semplice incongruenza anagrafica (come un decolleté perfetto a 50 anni) o un dettaglio che insospettisce, come una piccola cicatrice o un’asimmetria.

 

Occhio all’indizio

«Innanzitutto, bisogna sottolineare che un ritocco ben fatto, e cioè perfettamente eseguito e perfettamente “studiato” rispetto alla corporatura e al viso del paziente, non si vede», spiega Marco Klinger, professore di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università degli Studi di Milano – Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI).

Per esempio, non si intuisce il ricorso al botox, la tossina botulinica che induce una parziale e temporanea paralisi dei muscoli facciali spianando le rughe, quando il viso conserva la sua espressione e mobilità. E lo stesso vale per la lipoaspirazione: quando elimina “a regola d’arte” i depositi localizzati di grasso, ha l’effetto di far emergere contorni armoniosi, “da manuale”. Ancora, non si vede il passaggio del chirurgo plastico, in occasione di una mastoplastica additiva, quando il risultato finale sono seni che rimangono morbidi, simmetrici e in posizione naturale (al massimo si può vedere una cicatrice nella parte bassa dell’areola).

«In realtà – dice ancora Klinger - guardando bene si possono cogliere dettagli che lasciano supporre l’intervento. È il caso delle mammelle troppo piene nella parte superiore. Soprattutto nelle signore che hanno superato i 40 anni è un elemento che insospettisce, visto che secondo natura le cose non vanno così». Il secondo indizio è facile da cogliere in tempo di tintarella sul lettino. «Mammelle che “restano su” anche quando la donna è supina possono indicare la presenza delle protesi. L’effetto è particolarmente evidente quando queste sono state incapsulate, cioè rivestite da tessuti fibrosi. Per fortuna, si tratta di un caso piuttosto raro, che determina un effetto innaturale e asimmetrico e che si può verificare praticamente solo quando le protesi sono state collocate dietro la ghiandola mammaria, non dietro il muscolo».
Infine, attenzione a cosa succede durante i movimenti. «Un seno che si muove in modo vistoso su e giù, insieme ai muscoli pettorali, fa supporre la presenza di protesi collocate proprio dietro ai muscoli pettorali».

di Dorina Macchi

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