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Mastoplastica additiva: come scegliere la misura giusta

I nuovi trend dell’intervento più ambito dalle donne si orientano verso caratteristiche di armonia e naturalezza. Effetti, in medicina estetica, regalati dalla tecnica Dual-Plane. Ne parliamo con lo specialista.

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Mastoplastica additiva: come scegliere la misura giusta

Con la collaborazione del dottor Erik Geiger, Specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva - www.erikgeiger.com

  

È il desiderio di tutte le donne, soprattutto di quante ritengono un seno piccolo, o sceso, una limitazione alla loro femminilità capace di intaccare anche l’autostima. L’aumento di volume della mammella (mastoplastica additiva) si conferma, infatti, anche per il 2014 l’intervento più richiesto, superando altre due risoluzioni altrettanto ambite per quanto riguarda la chirurgia estetica: la rinoplastica e la liposuzione. Nel settore si sta però facendo avanti una novità rispetto al passato. Un tempo il professionista si sentiva rivolgere richieste ben precise in termini di taglia e forma, non sempre ben bilanciate tra loro. Oggi, invece, è il chirurgo stesso che secondo le caratteristiche anatomiche della paziente indica l’intervento più appropriato, dettato da una conditio sine qua non: il rispetto di armonia e naturalezza, requisiti indispensabili ai fini ottimali dell’operazione. Come dire: la ‘quarta’ non è per tutte! A stabilire quale sia la taglia giusta è un protocollo, al momento allo studio, che tiene in considerazione diversi fattori senza mai perdere di vista le proporzioni del corpo. “Possiamo parlare di un seno ‘su misura’, al pari di un abito sartoriale: tecnica chirurgica e scelta delle protesi sono alla base delle nuove soluzioni. Le case produttrici degli impianti mammari offrono oramai prodotti talmente all’avanguardia da soddisfare qualsiasi esigenza”, sottolinea Erik Geiger, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva.

 

Quale protesi? Dipende dalle misure...

In chirurgia estetica l’evoluzione di tecniche e materiali è continua, e ogni novità promette risultati mai realizzati prima. Ma la vera innovazione è legata alla corretta diagnosi iniziale. “Sono la scelta del tipo d’intervento e della protesi più idonea a garantire il risultato nel tempo, e a permettere una riduzione dei possibili rischi di complicanze”, spiega subito il chirurgo.

Il primo passo da fare, quindi, non è scegliere la forma della protesi, ma prendere le misure: un lavoro matematico, basato sulle proporzioni del torace e delle mammelle, dove nulla è lasciato al caso. "È quasi come per un’equazione: il risultato sarà sia numerico che di naturalezza", spiega il chirurgo chiarendo che solo dopo aver vagliato le caratteristiche fisiche si possono poi prendere in considerazione le possibili tecniche per l’inserimento della protesi. Di conseguenza, verrano illustrati gli eventuali rischi e complicanze, e anche le cicatrici lasciate dall'intervento. Solo a quel punto, insieme con la cliente, si sceglie la soluzione più adatta. Ovviamente, lo specialista deve avere una preparazione all’altezza delle situazioni che gli si prospettano, una conoscenza dettagliata delle varie metodiche ed essere in grado di porre le indicazioni più corrette in relazione al tipo d’intervento da eseguire. L’intesa tra i due deve godere della massima fiducia, ne vale del successo finale.

 

La tecnica: Dual-Plane

Tra le tante tecniche preposte all’aumento del seno, la Dual-Plane è sicuramente la più innovativa e sofisticata, adatta prettamente a pazienti particolarmente magre e con tessuti molto sottili, altrimenti non sufficienti a coprire interamente la protesi. Con la Dual Plane, invece, la protesi viene coperta dal muscolo solo parzialmente, nella sua parte superiore, permettendo di evitare l'antiestetico effetto “palloncino” grazie alla porzione inferiore che rimane libera sotto la ghiandola. Il tutto per un risultato molto naturale. Al contrario, la tecnica sotto-ghiandolare renderebbe visibile l'impianto e il seno risulterebbe “schiacciato”. Ecco perché quest’ultima non viene quasi più usata, ad eccezione per chi ha i tessuti spessi che consentono una buona copertura della protesi. 

Sono in molti gli specialisti ad aver adottato la tecnica, e il dottor Erik Geiger vanta una casistica di successo tra le maggiori in Italia. 

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