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Efelidi: quelle macchioline brune così sensibili al sole

Molte donne le considerano una peculiarità da mettere in risalto, altre invece le ritengono un inestetismo da cancellare. Ecco come

Efelidi: quelle macchioline brune così sensibili al sole

Non sono affatto brutte, anzi, “fanno tipo”. Ma nonostante questo, alcuni non le sopportano. Sono le efelidi, cioè quelle piccolissime macchiette dal bordo indefinito tipiche di soggetti con la pelle chiara che si concentrano di solito su viso e braccia. Da non confondersi con le lentiggini, la cui colorazione resta costante, le efelidi diventano più scure e visibili in estate, con l’esposizione ai raggi solari.

Sono dovute a una maggiore produzione di melanina da parte delle cellule che la producono, i melanociti.Sono una caratteristica individuale, frequente nei fototipi 1 e 2 (rossi e biondi), caratterizzate da forte familiarità e compaiono fin dai primi anni di vita.

 

La dermocosmesi

Le efelidi aumentano con il sole, dunque è bene proteggere la pelle con creme ad alta protezione (spf 50+). Per attutirne l’impatto estetico si può ricorrere al “Camouflage”, cioè una tecnica di trucco correttivo specifica per nascondere le imperfezioni della pelle. Il dermatologo può consigliare i prodotti (ciprie, correttori, creme colorate scelte in base al colore della pelle), che si applicano la mattina e durano tutta la giornata. E ancora, sempre su consiglio del dermatologo, possono aiutare le creme depigmentanti a base di acido azelaico, acido cogico, arbutina (derivato della liquirizia), vitamina C e altre sostanze, che agiscono su varie fasi della sintesi della melanina. Applicate da una a due volte al giorno sulla singola efelide per almeno due mesi producono uno schiarimento graduale che attutisce in parte l’effetto generale.

 

I trattamenti di medicina estetica

Per le efelidi più vistose, e soprattutto meno accettate, ci sono anche trattamenti da eseguire nello studio medico. Da valutare con cura, però, perché in alcuni (rarissimi) casi possono comportare iper o ipopigementazione, e quindi comparsa di antiestetiche macchiette più chiare o più scure.

La luce pulsata (utile anche per rosacea, lentigo e peli) è uno dei rimedi a cui si ricorre più spesso: da eseguire una volta al mese per almeno due volte, applicando dopo il trattamento di una crema antibiotica e lenitiva. Le conseguenze possono essere leggeri arrossamenti e crosticine che scompaioni in pochi giorni. Sempre, dopo il trattamento, occorre applicare creme solari ad alta protezione e non esporsi al sole per almeno 2-3 mesi.

Il Laser Q-switched colpisce il bersaglio senza danneggiare il tessuto circostante; il decorso è simile a quello della luce pulsata.  

Anche i peeling chimici, che esfoliano la pelle a livello più o meno superficiale, secondo la profondità del pigmento, danno buoni risultati. La scelta della sostanza che lo specialista applica per 2-3 minuti dipende dal fototipo, dalla portata del problema, dalle caratteristiche individuali. Generalmente si tratta di sostanze a base di alfa e beta idrossiacidi (acido glicolico e piruvico), resorcina e acido retinoico. L’applicazione va eseguita ogni 15 giorni per almeno cinque o sei volte. Anche in questo caso il viso si schiarisce e la reazione può essere un leggero rossore che passa in pochi giorni. Il trattamento può essere effettuato su tutto il viso o anche sulle singole efelidi.

Infine la crioterapia è una tecnica che utilizza l’azoto liquido per congelare, e quindi schiarire, i tessuti. La sostanza viene spruzzata su ogni singola efelide con una bomboletta dotata di ugelli regolabili. Oltre al rossore e alle crosticine, può verificarsi un leggero gonfiore, ma tutto generalmente scompare in pochi giorni, mentre le efelidi si schiariscono gradualmente.

 

Con la consulenza di Norma Cameli, dermatologa, Responsabile del servizio di Dermatologia Estetica Istituto San Gallicano di Roma

di Marilisa Zito

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