Ma chi l’ha detto che la chirurgia plastica è “roba da donne”? Sempre di più, ritocchi e ritocchini piacciono anche a lui. I dati messi a disposizione dalla Sicpre, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, non sono freschissimi ma sono inequivocabili: se nel 2006 si sono sottoposti alla blefaroplastica (l’intervento alle palpebre) 12.600 uomini, nel 2009 si è arrivati a 19.500. E il trend crescente è comune a tutti gli interventi, senza eccezioni: dal lifting alla rinoplastica (in assoluto l’intervento più richiesto: 20.000 nel 2009), fino alla correzione della ginecomastia, il disturbo che si manifesta con la comparsa del “seno” negli uomini, e alla riduzione delle “maniglie dell’amore”, l’adiposità localizzata sui fianchi. Ancora, ad essere sempre più conquistati dalla chirurgia plastica non sono solo i maschi italiani, ma quelli di tutto il mondo.
Sulla scia degli States
Come sempre, il mercato è “trainato” dagli States. In base alle rilevazioni dell’ASPS, American Society of Plastic Surgeons, nel 2010 gli uomini che si sono rivolti a un chirurgo plastico sono stati 1,1 milioni, con crescite di tutto rispetto sull’anno precedente. In particolare, piacciono sempre di più il lifting (+ 14 %), l’otoplastica (+ 11%) e il botulino (+9%), seguiti da liposuzione, correzione di ginecomastia e blefaroplastica.
Ma cosa è successo negli ultimi anni ai maschi italiani e, come abbiamo visto, non solo? «In realtà il target degli uomini è in marcato aumento da diverso tempo», dice Marco Klinger, professore di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l’Università degli Studi di Milano – Istituto Clinico Humanitas, Rozzano. «Anzi, da anni è quello che fa registrare l’aumento più significativo, anche se in parte offuscato dalla crescita costante delle donne. In generale, direi che il fenomeno è lo stesso ed è culturale: un’attenzione sempre maggiore al proprio aspetto estetico, che ci spinge a cancellare i difetti quando siamo giovani e a contrastare gli effetti del tempo».
Tecniche all’avanguardia
A contribuire al successo della chirurgia plastica, poi, è la messa a punto e il continuo affinamento di tecniche per ridurre al minimo disagi e convalescenza. «Basti pensare alle iniezioni di botulino, che si fanno in ambulatorio e non richiedono nessuna accortezza o ai minilifting in anestesia locale e senza ricovero», dice ancora Klinger. Le rughe agli uomini piacciono sempre meno? Lo stesso vale per la “ciccia”, soprattutto quando conferisce al corpo rotondità… sbagliate. «La ginecomastia è un disturbo in forte aumento, probabilmente per problemi legati all’alimentazione, ma sempre meno tollerato. Lo stesso vale per l’adiposità concentrata sui fianchi, un altro distretto più che “resistente” all’attacco incrociato di dieta e attività fisica. In entrambi i casi, l’unica vera soluzione può proprio essere la chirurgia plastica». Anche qui, gli anni non sono passati invano. Dice ancora Klinger: «In passato, si affrontava la ginecomastia asportando dalla regione pettorale il grasso e la ghiandola, con un risultato però sgradevole in quanto “scheletrico”. Oggi, invece, se ne eliminano solo le porzioni in eccesso, riportando il tutto a… come dovrebbe essere».
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