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Chirurgia plastica: 4 tipologie di donne

Quella che dice no, quella che si concede un ritocchino, quella che ci prende gusto e l’incorreggibile che non pensa ad altro

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Chirurgia plastica: 4 tipologie di donne

Ci sono donne che dicono “no”, ed è per sempre, alla chirurgia plastica. Poi ci sono quelle che si concedono un solo ritocchino e poi basta, spesso per cancellare un brutto difetto. Ancora, ci sono quelle che, dopo l’esperienza positiva del primo intervento, ci “prendono gusto” e approfittano delle visite di controllo per acquisire informazioni su altri, possibili interventi. Che, prima o poi, magari a distanza di anni, finiscono col concedersi. Infine, ci sono le “incorreggibili”, quelle che entrano in un vero e proprio circolo vizioso, che le porta a ritoccarsi continuamente, fino a raggiungere un risultato progressivamente innaturale, per non dire alieno.

Ma non si accorgono di essersi trasformate in mostri?

Abbiamo girato la domanda a due chirurghi plastici: il professor Pierluigi Santi, direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica dell’Università degli Studi di Genova e a Marco Klinger, professore di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università degli Studi di Milano – Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI).

“L’ultima categoria è quella che suscita più curiosità, ma in realtà c’è molto da dire anche a proposito delle altre. Per quanto riguarda la mia esperienza, innanzitutto, riscontro che il gruppo delle “assolutamente no” è sempre più esiguo. Anzi, indagando più approfonditamente si scopre che dietro questo rifiuto non c’è una reale mancanza di interesse, ma più spesso dei forti timori, o ancor più un semplice atteggiamento di facciata”, spiega Santi. “In ogni caso, il chirurgo plastico professionalmente corretto non insiste, non convince, non “forza la mano”. Anzi, è fondamentale che illustri sempre i pro e i contro di ogni intervento, evidenziando che questi ultimi ci sono sempre – dice ancora Santi –, basti pensare alle cicatrici e all’eventuale ricovero ospedaliero. Ancora, personalmente pratico una sorta di obiezione di coscienza. Cerco di evitare di fare operazioni che non condivido, per la scarsa qualità estetica del risultato a cui daranno luogo. Non si tratta di essere censori dei gusti degli altri, ma di essere coerenti con i propri. E sono convinto che ci debba essere un limite: quando non viene fissato dalla paziente, nel senso che le richieste sono esagerate, lo deve fare il chirurgo. Questo atteggiamento quantomeno riduce i rischi di insoddisfazioni, ripensamenti e azioni medico-legali”. 

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