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Le anomalie mammarie, un problema di cui si parla poco

Più diffuse di quanto si pensi sono risolvibili con la chirurgia plastica

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Le anomalie mammarie, un problema di cui si parla poco

Ci sono donne che non si metteranno mai in topless. Ci sono donne per cui, anche nell’intimità, mostrare il seno è un gesto praticamente impossibile. Lo stesso vale per gli spogliatoi delle palestre, per la doccia della piscina, per le vacanze con le amiche. Troppo pudiche? No, spesso solo desiderose di nascondere “qualcosa che non va”.

Sul problema delle anomalie mammarie abbiamo intervistato Marco Klinger, professore di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l'Università degli Studi di Milano - Istituto Clinico Humanitas.

 

Cosa si intende con l'espressione anomalie mammarie?

Diciamo tutti i casi in cui una o entrambe le mammelle si presentano con gravi asimmetrie o con forme sostanzialmente diverse da quelle normali.  Si tratti di un problema molto più diffuso di quanto si pensi. Un esempio, è il cosiddetto seno tuberoso, in cui una mammella è normale e l'altra di forma cilindrica, come se fosse un tubo. Oppure del molto più comune capezzolo introflesso, cioè rientrato, un disturbo causato da dotti galattofori troppo corti, che hanno l’effetto di trattenere il capezzolo all'interno della mammella.

Ancora, ci sono donne che presentano la politelia, cioè un numero di capezzoli superiore a 2, fino al caso più serio: la sindrome di Poland, in cui può mancare completamente la ghiandola e addirittura il muscolo pettorale sottostante.

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