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Ipertensione arteriosa polmonare, la malattia delle labbra blu

Si chiama “Bacio blu” la campagna che si è appena conclusa in varie parti del mondo e che è prevista anche in Italia. L’obiettivo? Aumentare le conoscenze sull’ipertensione arteriosa polmonare.

Ipertensione arteriosa polmonare, la malattia delle labbra blu

L’ipertensione arteriosa polmonare è una malattia rara che ha tra i suoi primi segnali, proprio le labbra blu. Negli altri Stati l’adesione è stata ampia: un premio europeo al video-diario di una paziente che racconta cosa significa vivere giorno per giorno con l’ipertensione arteriosa polmonare e l’applicazione di Facebook che permette di inviare baci blu "virtuali" ai propri amici. "L’ipertensione polmonare è un disturbo grave che provoca un aumento della pressione nei polmoni", spiega Nazzareno Galiè, responsabile del Centro ipertensione polmonare dell’istituto di cardiologia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. "Le origini di questa malattia sono ancora sconosciute. È certo, ad esempio, che hanno un’influenza negativa gli ormoni femminili, ma per motivi ancora sconosciuti. Sta di fatto, però, che in sette casi su 10 colpisce le donne tra i 40 e i 50 anni.” I sintomi? Oltre al colore bluastro alle labbra, stanchezza esagerata, vertigini e difficoltà a respirare anche dopo aver salito pochi gradini. Se allora c’è il sospetto che si tratti di ipertensione polmonare, il consiglio degli specialisti è di rivolgersi subito a un centro specialistico. Per la diagnosi è disponibile una serie di esami. Sono come il tassello di un puzzle. Il quadro della malattia diventa infatti  sempre più chiaro man mano che si esclude il sospetto di altre patologie cardiache o polmonari. Una diagnosi in tempi celeri, significa anche iniziare precocemente le cure. A tutto vantaggio della qualità della vita. "Negli ultimi anni sono stati registrati importanti progressi" spiega il professor Nazareno Galiè, responsabile dell’unità operativa di ipertensione polmonare del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, "Le nuove frontiere sono rappresentate dalle terapie in combinazione con più farmaci, che si sono rivelate sicure ed efficaci". A dimostrare la validità di questo tipo di cura è lo studio internazionale pubblicato sul Journal of Heart and Lung Transplantation, condotto su 457 pazienti di età media di 55 anni. I ricercatori hanno valutato la combinazione dei principi attivi tadalafil e bosentan. I risultati parlano da sé. A distanza di tre mesi, circa il 30% dei pazienti risultava non peggiorato mentre il 12% aveva ottenuto un miglioramento. Alla luce di questi risultati, prenderà il via quest’autunno un altro studio internazionale che valuterà l’efficacia di un’ulteriore cura in associazione, questa volta con i principi attivi tadalafil e ambrisentan.

di Cinzia Testa

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