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Facciamo luce sull’interazione tra farmaci e cibo

Alcuni alimenti possono influire sull’effetto farmacologico, aumentando o riducendo l’efficacia di una terapia. Scopriamone di più

Facciamo luce sull’interazione tra farmaci e cibo

Prima di assumere un farmaco la domanda che più frequentemente facciamo è quando bisogna assumerlo, ma a questo lecito quesito dovremmo associarne anche un altro, ovvero, dovremmo informarci se il farmaco può interagire negativamente con alcuni cibi. L’interazione cibo-farmaco avviene principalmente a livello gastrointestinale. La presenza di cibo nello stomaco influisce non solo sulla velocità di assorbimento, ma anche sulla concentrazione di farmaco assorbito. I cibi solidi, viscosi o ad alto contenuto in grassi, sono quelli che determinano un rallentamento dello svuotamento gastrico, che a sua volta causa un ritardo nei processi di assorbimento del farmaco. Diversamente i liquidi, aumentando lo svuotamento gastrico, agevolano l’assorbimento del medicinale. Ciò è importante sapere soprattutto quando abbiamo un urgente bisogno di alleviare un dolore come, ad esempio, un mal di testa o di denti, perché i liquidi favoriranno la comparsa dell’effetto terapeutico. È necessario comunque prestare attenzione al liquido scelto, le spremute di agrumi non sono adatte in associazione con antibiotici, perché ne riducono l’effetto; il latte potrebbe essere una valida alternativa  tranne se fate uso di medicinali che interagiscono con il calcio in esso contenuto. Non rischierete alcuna errata associazione se userete un abbondante bicchiere di acqua. Alcuni farmaci necessitano una somministrazione lontana dai pasti, proprio perché alcuni nutrienti ne ostacolano l’assorbimento. La stessa indicazione vale per gli alimenti ricchi in ferro, come il fegato e la carne, gli integratori ricchi di questo minerale e gli antiacidi. Anche i bifosfonati, usati per contrastare la riduzione della massa ossea in caso di osteoporosi, devono essere assunti lontano dai pasti, soprattutto se a base di latticini. I soggetti che sono sottoposti a una terapia con anticoagulanti orali (warfarina) devono ridurre l’assunzione di alimenti ricchi in vitamina K, perché ostacola l’azione del farmaco nel mantenere fluido il sangue. Sarà opportuno ridurre in particolar modo l’ingestione di cavoli, spinaci, lattuga, broccoli, piselli, cavolini di Bruxelles, ceci, il fegato di maiale e di manzo. Questi farmaci non devono inoltre essere associati all’avocado, in quanto il suo contenuto in acidi grassi riduce l’effetto degli anticoagulanti. Nota è la cattiva interazione tra farmaci e succo di pompelmo per la sua capacità di potenziare l’effetto del medicinale, in quanto la naringina in esso contenuto, è in grado di bloccare l’azione di alcuni enzimi epatici che si occupano della trasformazione ed eliminazione dei medicinali. Tra i farmaci per i quali è sconsigliata l’associazione con il pompelmo vi sono i calcioantagonisti (amlodipina, nifedipina, felodipina, nicardipina, nifedipina, nimodipina, nisoldipina, nitrendipina e verapamil) usati in caso di ipertensione arteriosa; ipocolesterolemizzanti orali (atorvastatina, lovastatina, simvastatina); antistaminici (astemizolo e la terfenadina); medicinali per il trattamento dell’epilessia (la carbamazepina); per i disturbi del sonno e dell’ansia (buspirone, diazepam, midazolam, triazolam); alcuni antidepressivi (clomipramina e sertralina).

Chi fa uso di antidepressivi non deve mangiare formaggi stagionati e fermentati,vini rossi, aringhe marinate, insaccati e berre birra. Questi alimenti sono ricchi di tiramina che può causare dei bruschi aumenti di pressione. L’aglio ha una doppia veste: è sconsigliato a coloro i quali sono sottoposti a terapie per l’AIDS  (ne riduce l’effetto) o sottoposto ad anticoagulanti (ne potenzia l’effetto) aumentando il rischio di emorragie. Ma grazie alla sua capacità di ridurre la pressione arteriosa e di ostacolare la formazione di placche aterosclerotiche, è consigliato un abbondante consumo invece ai soggetti che seguono terapie con antiipertensivi e normocolesterolemizzanti.

Il consumo di tè, caffè e cacao, bevande tipo cola, cibi ricchi in caffeina, devono essere ridotti in caso di trattamento con broncodilatatori (farmaci per l’asma, in particolare, beta-2-agonisti), di ipertensione arteriosa o nel caso di trattamenti con analgesici, antinfluenzali e antinfiammatori nella cui composizione è già presente la caffeina. La soia, nonostante abbia numerose proprietà benefiche, non deve essere consumata nel caso di trattamenti farmacologici per alcuni disturbi mentali, come la schizofrenia, e dalle donne sottoposte a terapie con estrogeni. Questo legume ha la capacità di aumentare l’effetto tossico dei farmaci. Anche la fragola, noto frutto con potenziale effetto allergizzante, è sconsigliata in associazione con farmaci antiallergici e antiasmatici poiché favorisce il rilascio di istamina.

di Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)

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