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Tumori: ecco gli esami per la diagnosi precoce

I marker tumorali sono un’utile integrazione diagnostica. Basta un prelievo di sangue

Tumori: ecco gli esami per la diagnosi precoce

A cura del prof. Pier Luigi Rossi, Medico Specialista di Scienza dell’Alimentazione e Medicina Preventiva.

 


Se alcune malattie come aterosclerosi, diabete mellito e sindrome metabolica si possono gestire e curare attraverso i farmaci e lo stile di vita, anche con ottimi risultati, le patologie neoplastiche (i tumori) vanno prevenute o diagnosticate in fase precoce. Per questo, quando sono presenti fattori di rischio, per esempio in base all’età o alla familiarità, o sintomi specifici, d’accordo con il proprio medico è bene fare anche la ricerca di marker tumorali presenti e circolanti nel sangue attraverso un semplice esame.

I marcatori tumorali sono tutte quelle sostanze (molecole) capaci di darci un segnale di presenza e di sviluppo di un tumore, per lo più maligno, all’interno del nostro organismo. Il loro valore può essere monitorato nel tempo, cosicché brusche o significative variazioni possono orientarci ad approfondire con ulteriori indagini cliniche (come la mammografia, la colonscopia, il pap test ecc.), assolutamente indispensabili per la diagnosi del tumore. Devo precisare, infatti, che tuttora non è noto alcun marcatore strettamente specifico per una sola condizione tumorale. La cellula maligna è biochimicamente molto simile a quella normale e i cosiddetti marcatori circolanti e presenti nel sangue non possono essere considerati esclusivi della comparsa e sviluppo di un cancro. Pertanto, l’impiego dei marker tumorali circolanti nel sangue va considerato come un’utile integrazione diagnostica e non come indicatore assoluto di neoplasie maligne. 


A cosa servono

  • Identificazione dei soggetti a rischio
  • Diagnosi precoce
  • Supporto diagnostico-clinico
  • Controllo post-operatorio
  • Follow-up

 

I marker tumorali sono interpretabili solamente da parte del medico curante e si dividono in sei categorie:

1. Antigeni tumore-associati

CEA (Antigene Carcino- Embrionario): risulta aumentato in corso di tumori del colon, neoplasie dell’apparato urogenitale, della mammella, dell’apparato respiratorio, oltre che nelle malattie infiammatorie degli apparati digerente e respiratorio. È utile per il monitoraggio del trattamento antineoplastico e il follow up nei pazienti trattati. In questo caso si ripete il dosaggio del CEA ogni 3-6 mesi.

Ω-fetoproteina: è una glicoproteina prodotta dal fegato durante la vita fetale. Ricompare nel carcinoma del fegato, tumori delle cellule germinali del testicolo e dell’ovaio. È utile il suo monitoraggio nei pazienti con cirrosi epatica.


2. Citocheratine

TPA (o antigene polipeptidico tissutale): aumenta in corso di tumore epiteliali del tratto digerente, genitourinario, della mammella, del polmone e della tiroide.

CYFRA 21.1: aumenta per carcinomi epidermoidi, adenocarcinomi, microcitomi polmonari e altre neoplasie.

 

3. Marcatori mucinici

Sono glicoproteine presenti nelle secrezioni del cavo orale, dello stomaco, del grosso intestino, degli apparati respiratorio e genitale.

CA125: aumenta per carcinomi ovarici e dell’apparato genitale, endometriosi ovariche e peritonite.

CA19.9: aumenta in corso di carcinomi del pancreas, del colon, dello stomaco, della via biliare. Presenta una alta sensibilità diagnostica per le neoplasie del pancreas.

CA15.3 e l’MCA (Mucinous Like Cancer Ag): aumentano in corso di carcinoma mammario. Le concentrazioni risultano correlate con lo stadio della malattia. L’MCA aumenta anche per tumori del colon, delle vie urinarie e dell’ovaio.

 

4. Marcatori del gruppo degli ormoni

Gonadotropina Corionica (HCG), secreta dalla placenta, è un marcatore efficace del coriocarcinoma, avendo un significato diagnostico al di fuori della gravidanza. È un buon marker anche per i tumori germinali del testicolo.

Calcitonina: marcatore del carcinoma midollare della tiroide.

Catecolamine e metaboliti, dosabili nelle urine: aumentano per tumore del surrene e neuroblastoma, un tumore neuroendocrino.

 

5. Marcatori appartenenti al gruppo degli enzimi

PSA, Antigene Prostatico Specifico: mantiene fluido il liquido seminale. I valori normali sono al di sotto dei 4 ng/mL. Insieme all’esplorazione rettale e all’ecotomografia transrettale, il dosaggio del PSA è utile nel porre la diagnosi di neoplasia prostatica, oltre che nel follow up del paziente.

Fosfatasi Acida Prostatica, PAP: non essendo la sua sintesi ormono-dipendente, al contrario del PSA, rimane un marcatore valido di adenocarcinoma prostatico nei pazienti in trattamento con antiandrogeni.

NSE, Enolasi Neurone Specifica: aumenta per neuroblastoma, tumori APUD, microcitoma. TK, Timidina Chinasi: aumenta per neoplasie del sistema linfatico, leucemia linfatica cronica ma anche infezioni virali, deficit di vitamina B12, terapia con antifolici.

Fosfatasi alcalina: aumenta per lesioni primitive e secondarie dell’osso e del fegato, adenoma o carcinoma delle paratiroidi.

LDH, latticodeidrogenasi: aumenta per leucemia linfoblastica acuta, linfomi, carcinomi del testicolo, neuroblastomi, sarcoma di Ewing e versamenti di origine neoplastica.

Lisozima: aumenta per leucemia acuta monoblastica e mieloblastica.

6. Prodotti differenziati del metabolismo della cellula neoplastica

Tireoglobulina: aumenta per neoplasie della tiroide differenziate. Ferritine, proteine sintetizzate normalmente da fegato, milza e midolloosseo: aumentano per tumori del sistema emopoietico, del polmone, del fegato e della mammella.

ß2microglobulina: aumenta per linfomi, tumori di polmone, mammella e fegato.

Proteine monoclonali: aumentano per mieloma, macroglobulinemia e malattia delle catene pesanti.

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