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Tumore del collo dell’utero: Pap-test e Hpv

Per una migliore prevenzione, le nuove linee guida indicano contestualmente l'esecuzione dei due test

Tumore del collo dell’utero: Pap-test e Hpv

Con la consulenza del dott. Pietro Cignini, specialista in Ginecologia e Ostetricia, Servizio di Diagnostica Ostetrico e Ginecologica, ArtemisiaMain Center, Roma e Milano.

 

Le ultime linee guida pubblicate recentemente dall’American College degli Stati Uniti, indicano precisamente l’utilità di abbinare i due esami ginecologici: quello del' Hpv insieme al Pap test. Le donne dai 30 anni in su dovrebbero sottoporsi al Pap-test e al test del Papilloma virus (Hpv) in maniera contestuale. Questo perché quando il Pap-test risulta positivo all’Hpv, significa che il Papilloma virus ha già dato segni di sé sul collo dell’utero. In pratica, dai vetrini esaminati in laboratorio, emergono delle alterazioni delle cellule dovute all’infezione. Infatti, il Pap-test viene eseguito per escludere la presenza di cellule maligne e, quindi, fare prevenzione dei tumori del collo dell’utero o comunque di eventuali anomalie. Mentre il test dell’Hpv permette di rilevare la presenza del virus prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino alcun cambiamento visibile. Il virus, infatti, ci potrebbe essere in fase di replicazione (cosa che il Pap-test non vede) e con il passare del tempo potrebbe dare problemi. Questo test consente pertanto di identificare con grande anticipo le donne a rischio di cancro del collo dell’utero.

 

Come si eseguono i due test

Si effettuano entrambi prelevando con una piccola spatolina del materiale all’interno del collo dell’utero. La paziente è stesa sul lettino e tramite uno speculum si visualizza il collo dell’utero e su di esso viene praticato il prelievo. La spatolina viene passata su dei vetrini analizzati in laboratorio. È un esame velocissimo e assolutamente indolore. Se i risultati dei due test sono negativi ciò significa che la paziente ha un rischio davvero esiguo di sviluppare un tumore del collo dell’utero. Ed è sufficiente ripetere gli esami dai tre ai cinque anni successivi, anche se ovviamente ciò riduce la rilevazione di infezioni transitorie da HPV (ma non sono pericolose). Se, invece, il risultato del Pap-test è negativo, ma positivo quello dell’Hpv è bene indagare il tipo di virus, se appartiene ai gruppi ad alto rischio: in questo caso è bene ripetere gli esami entro un anno per vedere se persiste l’infezione da Hpv, valutarel’eventuale cambiamento di alcune cellule e mettere in atto le cure del caso.

 

Hpv non è sinonimo di tumore

Sono 150 i diversi tipi di papilloma virus. L'Hpv si divide in due tipologie: a basso rischio e ad alto rischio. Questi ultimi sono quei virus la cui associazione con il cancro del collo dell’utero è molto forte. Hanno la capacità di far degenerare alcuni tessuti determinando lesioni pre-cancerose e solo successivamente il cancro. Si trasmettono per via genitale, anale e orale. Ma avere l’infezione non vuole dire sviluppare il cancro. In molti casi, questa infezione regredisce spontaneamente o può generare delle alterazioni tissutali, ben diagnosticabili con il Pap-test e che possono giovare anche di terapie locali.

di Angelica Amodei

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