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I test di paternità ora si fanno a casa

Anche in Italia un vero e proprio boom della genetica casalinga

I test di paternità ora si fanno a casa

Se negli Usa dalla scorsa estate i kit per test genetici di paternità sono venduti sugli scaffali del supermarket Walgreens, nel nostro paese dal 2004 l’uso di test per la paternità è aumentato del 300% grazie a internet. L’acquisto online del kit avviene al riparo delle mura domestiche su siti come easyDNA (www.easydna.it), un'azienda specializzata in questo tipo di test con filiali in tutto il mondo. Per togliersi il terribile dubbio sono sufficienti 289 euro (per test simili i costi si aggirano dai 150 ai 400 euro, contro i 5/800, fino ai 3mila richiesti da un laboratorio specializzato). Si richiede online il kit che arriva via posta in un pacco anonimo in circa tre giorni lavorativi e si compone di fogli d’istruzioni e campioni orali da strofinare all’interno della bocca per raccogliere cellule e saliva, i campioni del Dna. Ma vanno anche bene – specifica il sito – capelli «strappati e non persi», sangue, unghie, mozziconi di sigaretta, spazzolini da denti, chewing gum masticati «preferibilmente senza zucchero». Raccolte le “prove” (che di solito vanno dal boxer del presunto papà agli slip della probabile fedifraga passando per il ciuccio del bebè) si inviano i campioni al laboratorio easyDNA più vicino.

 

Legale, ma non valido in tribunale 

Nell’arco di una settimana arriva il verdetto in forma anonima, via email, fax o busta bianca. A sentire l'azienda il livello di precisione è superiore al 99,99% poiché l'attribuzione di paternità è data dalla corrispondenza del 50% del patrimonio genetico tra padre e figlio. Oltre a non dover uscire allo scoperto quindi, non serve neanche il consenso dell’altro genitore. In Italia il test è del tutto legale a livello informativo. Mentre per essere valido in un'aula di tribunale, dev’essere incaricato un Ctp, consulente tecnico di parte, anche se i metodi sono gli stessi. Al momento in Italia esistono una ventina di siti che cavalcano il business della paternità incerta. Dalle loro statistiche (circa 3-5mila test di paternità all’anno per ognuno) dopo il test 15 bambini su 100 risultano non essere figli del padre che li credeva tali.

di Monica Piccini

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