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Gravidanza: rischio trombosi

Eparina o acido folico? Variano le cure, ma anche i soggetti che devono sottoporsi all’esame. I consigli dello specialista

Gravidanza: rischio trombosi

Con la consulenza del dott. Pietro Cignini, specialista in ginecologiae ostetricia, Servizio di Diagnostica Ostetrico e Ginecologica, Artemisia Main Center, Roma.

 

In generale, la trombofilia rappresenta una condizione geneticamente determinata o acquisita per la quale il sangue tende a coagulare con più facilità determinando, quindi, eventi trombotici gravi o, durante la gravidanza, complicanze ostetriche pericolose. Di questo ultimo gruppo fanno parte il ritardo della crescita fetale, disordini ipertensivi gestazionali, il distacco di placenta e gli aborti ricorrenti. Questa predisposizione si aggiunge a uno stato di ipercoagulabilità tipico del periodo gravidico.

Chi deve sottoporsi all’esame

La ricerca delle mutazioni predisponenti la trombosi venosa profonda va eseguita al di fuori della gravidanza perché essa maschera molto spesso una situazione altrimenti normale determinando, quindi, delle diagnosi falsamente positive. In linea generale, le donne da sottoporre allo screening saranno quelle che hanno avuto eventi trombotici gravi, aborti ricorrenti, ritardi di crescita uterina, morte endouterina fetale, ipertensione gestazionale e distacchi di placenta. Queste pazienti vengono definite, infatti, “sintomatiche”. Infine, indipendentemente dalla presenza dei sintomi sopra elencati, vi è indicazione a eseguire lo screening anche in quelle donne asintomatiche, ma che presentano una familiarità per eventi trombo-embolici profondi o familiarità per trombofilia.

 

Quali gli esami e quale la terapia

Il panel di esami per lo screening trombofilico in gravidanza sono: 

  • studio del Fattore V della coagulazione, 
  • antitrombina, 
  • Proteina C, 
  • Proteina S, 
  • resistenza alla Proteina C attivata, 
  • mutazione G20210A protrombina,
  • omocisteina anticorpi antifosfolipidi.

 

La terapia è rappresentata dall’eparina a basso peso molecolare. Unica eccezione è l’iperomocistinemia isolata che si giova, come detto, dell’acido folico. Quando si decide di intervenire farmacologicamente, i ltrattamento va iniziato quanto prima in gravidanza e protratto per almeno 6 settimane dopo il parto.

di Angelica Amodei

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