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Epatite, gli italiani la sottovalutano

Una malattia accompagnata ancora da molta disinformazione, luoghi comuni e pregiudizi

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Epatite, gli italiani la sottovalutano

Due milioni di italiani, il 3 per cento della popolazione, hanno contratto l’epatite C, circa seicentomila la B. Non sono affatto pochi, se si considera che si tratta di malattie infettive, cioè scatenate da un virus e come tali, trasmissibili da chi ce l’ha. Un’eventualità, questa, non così ipotetica come potrebbe sembrare. Anche perché, purtroppo, gli errori che si fanno sono tanti, a causa delle scarse conoscenze su queste due malattie. “L’incidenza della B è diminuita drasticamente grazie alla vaccinazione che è obbligatoria dal 1991 per i neonati e i giovani fino a 12 anni,” interviene il professor Massimo Colombo, Direttore del Dipartimento di Malattie dell’Apparato Digerente ed Endocrino-Metabolico presso l’Ospedale Maggiore IRCCS, Milano. “Nel caso di questa forma, quindi, il rischio esiste per chi è nato prima del 1979, perché nel 1991 aveva superato il limite massimo di età per la vaccinazione. In questa fascia peraltro, e in particolare tra gli over 60, si sta assistendo a un aumento dell’incidenza dell’infezione a causa di rapporti sessuali non protetti.” 

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