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Effetti benefici del digiuno terapeutico

Secondo i ricercatori statunitensi periodi brevi e ciclici di digiuni proteggerebbero il cervello da gravi patologie degenerative quali la malattia di Alzheimer e di Parkinson

Effetti benefici del digiuno terapeutico

Aumentano le ricerche che si occupano degli effetti positivi sul nostro organismo del digiuno terapeutico. Un team di ricercatori del National Institute on Ageing di Baltimora, asserisce che periodi brevi e ciclici di digiuni proteggerebbero il cervello da malattia neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.  Questa affermazione nasce dall’osservazione fatta dagli studiosi sull’aumento del circa 40% della longevità di cavie sottoposte a un introito calorico decisamente basso, rispetto a quelle che facevano un’alimentazione normale. Inoltre, Mark Mattson, uno degli studiosi che ha partecipato alla ricerca, ha affermato l’esistenza di un meccanismo grazie al quale un basso apporto calorico favorisce la crescita dei neuroni. Gli studiosi ipotizzano anche che la restrizione calorica riduca lo stress al quale sono sottoposti le cellule cerebrali, favorendone la crescita. L’analisi del cervello delle cavie sottoposte al digiuno ha mostrato perfino migliori connessioni sinaptiche ovvero le connessioni tra i neuroni. Ma ad avvalorare l’importanza della digiuno terapia sono anche altre ricerche che affermano la presenza di effetti positivi a livello cardiovascolare, riducendo addirittura del 58% il rischio di patologie cardiache e del 50% lo sviluppo di diabete. Una nuova ricerca dell'Intermountain Medical Center Heart Institute, negli USA, ha coinvolto 230 persone le quali sono state sottoposte ad un digiuno di 24 ore durante il quale era concessa solo l’assunzione di acqua. Al termine delle 24ore, veniva seguita una normale alimentazione. Test clinici sui partecipanti alla ricerca avevano evidenziato un aumento di circa 14% del colesterolo LDL ovvero cattivo, e di circa il 6% di quello buono cioè HDL. Questi dati dimostrano come una condizione di digiuno induca l’organismo a rilasciare un maggior quantitativo di colesterolo che viene usato come fonte energetica al posto del glucosio. Questo meccanismo favorisce la riduzione delle cellule adipose riducendo, a sua volta, la probabilità di sviluppare una condizione di insulino-resistenza e diabete. Durante il digiuno, i soggetti, inoltre, producevano una maggiore quantità dell’ormone della crescita (Gh), capace di svolgere un’azione di protezione sui muscoli e sul bilancio metabolico.

Il digiuno terapeutico non è una pratica moderna: già Platone, Socrate e Plutarco lo praticavano perché ritenevano che migliorasse le loro prestazioni psico-fisiche; gli arabi e gli egiziani lo consigliavano come cura per le malattie. Oggigiorno chi sceglie di fare il digiuno è spinto da motivazioni religiose, come durante la Quaresima o il Ramadan; c’è chi invece, molto stupidamente, lo fa per dimagrire. Se la digiuno terapia viene praticata in media una volta al mese per disintossicare l’organismo non ha alcuna controindicazione. Ma se si pensa di prolungare il digiuno per tempi maggiori al fine di ottenere più rapidi risultati, non c’è niente di più sbagliato. Nonostante, infatti, nelle ricerche citate siano stati evidenziati gli effetti benefici di un breve periodo di digiuno, dobbiamo considerare anche che le ricerche svolte sono principalmente su cavie da laboratorio. Le indagini, invece, che hanno visto il coinvolgimento di individui hanno riguardato innanzitutto la partecipazione di soggetti sani, infatti, la digiuno terapia è vietata ai soggetti che presentano patologie che coinvolgono in particolare cuore, reni e pancreas, durante la gravidanza, l’allattamento e l’accrescimento, durante gli stadi di convalescenza e dopo interventi chirurgici. Inoltre, i partecipanti erano sono stretto controllo di staff medici. Valutiamo anche i meccanismi metabolici che si innescano con il digiuno: nelle prime 4- 8 ore, l’organismo deve necessariamente usare il glucosio presente in circolo come fonte energetica. Al termine di questa prima fase, inizierà il metabolismo del glicogeno ovvero la forma molecolare di riserva dello zucchero. Inizialmente verrà usato il glicogeno a livello epatico il quale fornirà circa il 90% del fabbisogno energetico; esaurita questa fonte, successivamente l’organismo ricaverà energia a partire dal glicogeno presente nei muscoli. Terminata anche questa riserva energetica, verranno usati i grassi il cui metabolismo produrrà i corpi chetonici. Se le riserve lipidiche del corpo sono al di sotto dell’8%, verranno necessariamente usate le proteine per produrre energia causando degli squilibri non indifferenti per l’organismo. Ovviamente, durante queste ore, si percepirà un elevato senso di fame. Le conseguenze di un digiuno troppo prolungato  saranno responsabili di una condizione di indebolimento, riduzione della risposta immunitaria e di cicatrizzazione, fino ad una alterazione del funzionamento dell’apparato cardiovascolare, polmonare, endocrino e gastrointestinale. Se si vuole ridurre il rischio di patologie, digiunare una volta al mese lo si può considerare come un momento di "disintossicazione", ma non è sufficiente, addirittura può considerarsi anche una pratica decisamente inutile se non badiamo principalmente a cosa mangiamo ogni giorno e non pratichiamo una regolare attività fisica: queste sono le condizioni base per il mantenimento di un buono stato di salute e per vivere a lungo.

di Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)

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