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Vulvodinia: come riconoscerla e come curarla

Bruciore, dolore e difficoltà nei rapporti sessuali (dispareunia), sono i principali sintomi della patologia dell'area vulvare. Il 21 Maggio un convegno dà l'avvio al suo riconoscimento ufficiale da parte del Ministero della Salute

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Vulvodinia: come riconoscerla e come curarla

Tra le patologie che interessano l’area vulvare la vulvodinia è fra quelle più complesse da diagnosticare. Il disturbo colpisce circa il 5,8% delle donne italiane prevalentemente in età fertile (20-40 anni) e si manifesta con vari sintomi che vanno dall’impossibilità ad avere rapporti sessuali, alla difficoltà a svolgere normali azioni quotidiane, come indossare abiti aderenti, stare sedute a lungo e perfino camminare. La vulvodinia può insorgere in qualsiasi momento e durare, con fasi alterne, per molto tempo. Le cause hanno un’origine multifattoriale: elementi organici (infezioni, microtraumi, allergie e fattori ormonali) si sommano in modo sinergico a una vulnerabilità psico-sessuologica. In vista del convegno che si terrà a Roma il 21 maggio 2014, per l'avvio dell'iter di riconoscimento della patologia da parte del Ministero della Salute, Più Sani Più Belli ha intervistato il Dott. Filippo Murina, che da anni studia la vulvodinia, dedicandosi alla formazione e alla pubblicazione di ricerche sulla patologia.

 

I sintomi e le cause

La vulvodinia è una condizione nella quale la donna lamenta bruciore e/o dolore in corrispondenza dei genitali esterni (regione vulvare) con frequente difficoltà nei rapporti sessuali (dispareunia). La forma più ricorrente di malattia interessa il vestibolo vaginale, porta d’ingresso della regione vulvare, con una sintomatologia correlata alla stimolazione, come il toccamento, lo sfregamento o la penetrazione vaginale durante i rapporti sessuali. La causa della malattia non è pienamente nota: numerosi studi, però, fanno pensare che la vulvodinia possa essere una condizione nella quale le terminazioni nervose vestibolari, subiscono delle modificazioni su base infiammatoria (ad es. vaginiti e cistiti ripetute) che le portano a lavorare “in eccesso”. In pratica, uno stimolo che normalmente dovrebbe essere avvertito come toccamento, nelle donne con vulvodinia, viene percepito come dolore, il tutto aggravato da una rigidità dei muscoli dell’ingresso vaginale (ipertono) che rende molte azioni, tra cui l’attività sessuale, impensabili. 

 

La prevenzione

Curare tempestivamente e in modo appropriato infezioni vaginali e/o vescicali è elemento preventivo essenziale della malattia, come pure l’adozione di adeguate norme igienico-comportamentali. Fondamentale, però, resta la diagnosi precoce della malattia. La paziente impiega in media 2 anni prima di avere una diagnosi corretta. Il ritardo diagnostico è correlato principalmente a due fattori:

  • la scarsa conoscenza della malattia da parte degli operatori sanitari, ginecologi in primis,
  • la scarsa obiettività all’esame clinico della regione vulvare: nella vulvodinia, infatti, i genitali esterni appaiono privi di alterazioni di rilievo.  

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