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Vignette e libri divertenti: le donne scoprono l’ironia per combattere il cancro

Intervista a Marisa Acocella Marchetto, l’illustratrice italoamericana che ha raccontato in un libro la sua lotta contro la malattia

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Vignette e libri divertenti: le donne scoprono l’ironia per combattere il cancro

“Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’…”, e se l’amico a cui si scrive è la malattia con cui si combatte tutti i giorni i benefici possono essere terapeutici. Mettere le parole su carta, infatti, permette di assumere il distacco necessario per osservare meglio le emozioni negative che si provano davanti a una diagnosi di cancro. È quello che hanno sperimentato sulla loro pelle due scrittrici e un’illustratrice del New York Times che hanno fatto della creatività e dell’ottimismo il farmaco più efficace per sconfiggere le loro patologie. Ispirando così milioni di persone con lo stesso problema. La prima in ordine di tempo è Marisa Acocella Marchetto, americana di origini napoletane (http://marisamarchetto.com/). È una delle donne più glamour di New York quando, a 43 anni, scopre di essere ammalata di cancro. Invece di deprimersi affida alle vignette del suo libro Cancer Vixen (dove vixen significa guerriera) il suo percorso pieno di voglia di vivere. Che diventa, nel 2006, un caso letterario distribuito in Italia da Salani. Da allora, sconfitto il cancro, la Acocella è impegnata ad aiutare chi soffre di questa malattia con una fondazione che aiuta economicamente le donne che non hanno un'assicurazione sanitaria. Una storia la sua che a breve diventerà anche un film con Cate Blanchett.

 

Marisa Acocella Marchetto: una vignetta per riderci su

Sono cambiate le sue vignette da prima a dopo il tumore al seno?

Per quanto riguardo il senso dell’umorismo adesso è molto meno probabile che dica qualcosa di offensivo o che mi prenda gioco di qualcuno. Diciamo che sono cresciuta come artista: non mi piace più la risata facile. Anche se mi è sempre piaciuto trovare il senso dell’umorismo in situazioni che di allegro hanno poco. Per esempio quando mi hanno aspirato il campione di cellule cancerogene le ho disegnate con la faccina verde, la lingua di fuori e il dito medio alzato. Dopo averle ritratte così ho cominciato a ridere e ho capito che la situazione era diventata meno drammatica.

Immaginava di avere questa forza?

Non credevo di essere “così” forte. Una delle cose che ho imparato è che in queste situazioni si può decidere di essere victim o vendex. Avere il cancro non significa rinunciare alla femminilità, che può anzi essere usata anch’essa per combattere.

Guardarsi da fuori aiuta. Quale altra strategia avrebbe usato se non fosse stata un’illustratrice?

Se fossi stata una scrittrice avrei scritto, come disegnatrice di scarpe ne avrei progettato delle belle. Ho sentito da subito di dover fare qualcosa per sentirmi meglio e poter guarire. È molto importante per le donne parlare di questa malattia, che non è più un tabù. Anzi, visto la frequenza oggi purtroppo è diffusa quasi come l’influenza. Però più aumenta la consapevolezza, più le donne si sottopongono alle visite di controllo e più sarà vicino il giorno in cui si troverà una cura.

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