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La tubercolosi torna a preoccupare

La giornata internazionale della Lotta alla TBC ha richiamato l’attenzione sugli aumenti dei casi di contagio, nel mondo e in Italia

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La tubercolosi torna a preoccupare

La Giornata mondiale della Lotta alla tubercolosi che si è appena svolta, è servita a sottolineare che la TBC rappresenta ancora oggi un’emergenza sanitaria.
Dati alla mano, ogni anno solo in Italia almeno quattro mila persone si ammalano, nel mondo sono due milioni e mezzo, è un segnale che invita a non abbassare la guardia, oggi più che mai. L’incidenza infatti cresce nelle grandi città.

 

Proprio per questo è stato presentato un disegno di legge in occasione degli Stati Generali della Tubercolosi, indetti per la prima volta da FIMPST, Federazione Italiana Contro le Malattie Polmonari Sociali e la Tubercolosi, Stop TB Italia e Lilly MDR-TB Partnership. Comprende sette linee di azione: attivare percorsi formativi per gli operatori sanitari e ottimizzare l’organizzazione dei laboratori per ridurre il ritardo diagnostico, prevedere percorsi facilitati per gli immigrati contagiati e malati, produrre in Italia farmaci efficaci e favorirne l’arrivo dall’estero, informare l’opinione pubblica sulle forme resistenti, implementare monitoraggio e sorveglianza obbligatori, promuovere la collaborazione internazionale.

 

Il bacillo di Koch

Ma perché la tubercolosi è ancora così minacciosa? “È causata da un micobatterio che aggredisce i polmoni”, spiega Giorgio Besozzi, specialista in malattie dell’apparato respiratorio, direttore del centro di formazione tubercolosi di Villa Marelli Niguarda Ca’ Granda Milano, e Membro del direttivo di Stop TB. “Il problema di questa malattia è che non è facile capire quando e come è avvenuta l’infezione”. La tubercolosi si trasmette come il raffreddore, attraverso le goccioline di saliva emesse tossendo. Con la differenza però che è poco infettiva. Per dare un’idea, un malato può trasmetterla a circa 15 persone in un anno. Certamente questo non deve indurre a sottovalutare la malattia e a non eseguire tempestivamente gli esami necessari nei soggetti che presentano sintomi sospetti.
È molto importante riconoscere e curare subito i malati, per evitare il contagio.

Una volta venuto in contatto con l’organismo, il bacillo di Koch (dal nome del batteriologo tedesco che nel 1882 isolò l’agente patogeno) può causare la malattia o rimanere silente per lunghissimo tempo, anche per tutta la vita. Si può riattivare quando intervengono fattori che agiscono da “start”, come un momento di forte stress che diminuisce le resistenze dell’organismo, oppure una malattia che debilita il sistema immunitario. Ed è in quel momento che tubercolosi inizia a dare segno di sé, il soggetto si ammala e diventa quindi infettivo. 

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