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Trapianti: organi artificiali in aiuto al cuore stanco

Quando il trapianto rimane l’ultima speranza di salvezza, c’è un cuore artificiale bell’è pronto per portarci a nuova vita

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Trapianti: organi artificiali in aiuto al cuore stanco

Lo scorso anno, in Italia 511 pazienti sono morti in attesa di un organo da trapiantare. Ogni giorno in Europa ci sono 56mila pazienti in lista d’attesa per ricevere un organo; 12 di queste persone muoiono aspettando un trapianto. Sono 9.000 i malati italiani che hanno fatto richiesta di una donazione. I dati non confortano chi lotta fino alla fine, sperando di riuscire ad avere un cuore nuovo. A volte, purtroppo, la tanto attesa chiamata non arriva e la vita sfugge via, lasciandoci solo l’abbraccio del dolore attorno dei famigliari.

 

Il parere del medico

"Le patologie dell’apparato cardiovascolare rimangono le più rappresentate nel mondo industrializzato e la mortalità che ne consegue è di gran lunga la più alta rispetto alle patologie tumorali, infettive o di qualsiasi altra natura. Si deve considerare che il destino di tutte le malattie di cuore non risolte, siano esse le valvulopatie, la cardiopatia ischemica (infarto miocardico), le aritmie, le malattie infettive (miocarditi/endocarditi), l’ipertensione arteriosa o le cardiopatie congenite, è lo scompenso cardiaco. Ossia – spiega il cardiologo Massimo Pistono della Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS – quella condizione in cui il cuore non riesce più a far fronte alle esigenze dell’organismo”. Un deficit che il corpo traduce lanciando una serie di segnali: mancanza di fiato, riduzione delle forze ed energie. "Il paziente inizia gradualmente ad essere limitato nelle sue attività quotidiane, accusa mancanza di fiato inizialmente per sforzi medi poi via via sempre meno intensi fino a manifestare difficoltà nel farsi anche solo la barba o pettinarsi. Nelle fasi più avanzate, chi ne soffre avverte anche stanchezza e dispnea a riposo, accumula liquidi, le gambe si gonfiano e le medicine assunte per bocca non sono più sufficienti e devono essere sostituite da quelle in vena”, dice Pier Luigi Temporelli, cardiologo dell’Istituto Scientifico di Veruno. "In Italia, come in Europa e negli Stati Uniti - continua Temporelli -, lo scompenso cardiaco è tra le prime cause di accesso al pronto soccorso e di ricovero ospedaliero e il numero è costantemente in crescita. Per questo allo scompenso cardiaco ben si addice il termine di pandemia (dal greco pan-demos, "tutto il popolo"), volendo indicare una epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata”.

 

Gestire lo scompenso cardiaco

"La pandemia scompenso cardiaco è faticosamente contrastata con ogni mezzo: terapia medica, cardiochirurgia coronarica (bypass aorto-coronarico) e valvolare, terapia elettrica di re-sincronizzazione ventricolare (tramite posizionamento di pace maker), fino ad arrivare al trapianto cardiaco quando ne sussistono i requisiti e mancano altre alternative meno radicali. Quest’ultima strategia – secondo Pistono - può essere considerata estrema ma è ad oggi la miglior terapia per i casi refrattari alle terapie convenzionali. Il trapianto è infatti in grado di ripristinare il compenso di circolo restituendo al paziente una vita attiva e soddisfacente. Purtroppo però, a causa della notevole sproporzione tra domanda e offerta di organi donati e richiesti, rimane una soluzione terapeutica ottimale ma per pochi candidati.  Si pensi che anche in molti paesi europei si sta verificando la "migrazione dei candidati" a trapianto cardiaco sia da paesi extra europei che europei a bassa o nulla attività trapiantologica, verso le nazioni con maggior numero di donatori, intasando ulteriormente la liste già sature. Per far fronte alla esigenza di dover fornire alternative valide al trapianto di cuore a pazienti che per caratteristiche cliniche non ne potranno usufruire e come ponte al trapianto nei pazienti instabili, ovvero coloro che avrebbero poche ore o giorni di vita, da diversi anni si è sviluppata una bioingenieria mirata alla costruzione dei cosiddetti cuori artificiali".

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