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Tiroidite di Hashimoto: la malattia autoimmune più diffusa tra le donne

Tra le numerosissime patologie causate dal sistema immunitario impazzito, molte riguardano la tiroide. Cause e cure.

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Tiroidite di Hashimoto: la malattia autoimmune più diffusa tra le donne

Con la consulenza del prof. SALVATORE MARIA CORSELLO, Professore di Endocrinologia all’Università Cattolica di Roma (Policlinico Gemelli).

 

Quello immunitario è un sistema difensivo di grandissima complessità. Anche per questo, a volte, può “impazzire”, dando luogo alle cosiddette malattie autoimmuni.

In pratica, per le ragioni più svariate (incluso l’invecchiamento) le cellule di un organo cambiano aspetto. E il sistema immunitario, non riconoscendole più, incomincia a produrre anticorpi contro di loro, compromettendone la funzionalità. Queste malattie sono moltissime (si calcola più di 80). Fra cui la tiroidite di Hashimoto.

Colpisce fino al 20% delle donne. Insidiosissima, perché spesso asintomatica e quindi ignorata dalle pazienti che vanno incontro a diagnosi tardive, a volte è associata ad altre patologie autoimmuni più o meno gravi, come difetti delle paratiroidi o delle ghiandole surrenali, diabete mellito, celiachia, gastrite cronica atrofica, miastenia, vitiligine, artrite reumatoide e altre.

 

Le cause

Questa malattia, come altre condizioni autoimmunitarie, è “scritta” nel patrimonio genetico, può quindi essere familiare ed è più frequente nelle donne, soprattutto over 50, perché tutte le malattie immunitarie sono più comuni nel sesso femminile e perché l’assetto ormonale femminile predispone alle malattie della tiroide.

La tiroidite di Hashimoto insorge perché il sistema immunitario, non riconoscendo più le cellule tiroidee come proprie, sviluppa specifici anticorpi che incominciano a colpirla creando uno stato infiammatorio. A volte questa situazione è senza conseguenze e richiede solo controlli nel tempo. Può rimanere latente anche tutta la vita, e senza conseguenze. In altri casi, invece, l’infiammazione cronica evolve verso l’ipotiroidismo, cioè il rallentamento delle funzioni tiroidee: il soggetto si sente stanco, aumenta di peso, accusa sonnolenza, freddolosità, pelle secca, stitichezza. Il colesterolo aumenta, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischio cardiovascolare. Da qui, l’opportunità di controlli costanti per controllare il funzionamento della tiroide nel suo complesso: esami del sangue ed ecografia.

Inutili, invece, esami più invasivi come scintigrafia o ago aspirato. A meno che, naturalmente, non vi siano complicanze come noduli sospetti.


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