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Salute: i rischi del grasso addominale

Tra le conseguenze “killer” del sovrappeso localizzato sulla “pancetta”, lo sviluppo di gravi malattie cardiovascolari. Prime tra tutte infarto e diabete. L’importanza di misurarsi e tenere sotto controllo la circonferenza.

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Salute: i rischi del grasso addominale

Con la collaborazione del prof. Pier Luigi Rossi, Medico Specialista di Scienza dell'Alimentazione e Medicina Preventiva.

 

Rcenti studi hanno dimostrato come un’aumentata circonferenza ombelicale possa essere una possibile anticamera di infarto e diabete: un tessuto adiposo infiammato mette a dura prova la funzionalità dell’apparato cardiovascolare - causando ipertensione arteriosa, aumento dei battiti cardiaci, colesterolo e trigliceridi alti – e crea le condizioni per sviluppare insulinoresistenza, ma anche steatosi epatica (fegato grasso) e bassi livelli di testosterone. Insomma, tutte queste patologie, che sembrano non avere niente in comune tra di loro, hanno invece un comune denominatore: il grasso addominale. Ma quando diventa indispensabile “stringere la cinghia” per non mettere a rischio la propria salute?

 

Perché ingrasso proprio lì?
“Partiamo dal presupposto che una persona con più muscoli riesce a dimagrire più facilmente perché possiede più mitocondri per bruciare gli acidi grassi saturi”, spiega il professor Pier Luigi Rossi. Ma cosa accade se, per esempio con l’età o a seguito di una dieta sbagliata, si ha poca massa magra muscolare? “Tutto ciò che mangiamo in eccesso viene trasformato nel fegato in trigliceridi, che a loro volta vengono accumulati all’interno degli adipociti bianchi (cellule adipose). L’ingresso dei trigliceridi all’interno degli adipociti causa, ovviamente, un progressivo aumento del loro volume e questo cambiamento è visibile anche dall’esterno perché la pancia diventa sempre più prominente.

Gli adipociti, però, non possono sostenere un carico illimitato di trigliceridi, altrimenti esploderebbero come palloncini pieni d’acqua! Così organizzano una sintesi proteica che produce particolari proteine infiammatorie, chiamate citochine, finalizzate a impedire l’ulteriore entrata di trigliceridi al loro interno. E qui nasce il problema: le citochine svolgono un’azione infiammatoria su tutto il resto dell’organismo, causando le patologie degenerative croniche e invalidanti di cui abbiamo accennato”, spiega l’esperto.

 

Le “pance” non sono tutte uguali

Non è tanto il grasso sottocutaneo a essere pericoloso, ma quello viscerale. Per sapere a che stadio può iniziare a rappresentare un problema per la salute è importante dotarsi di un comune metro da sarta. “Negli ultimi 20 anni – spiega il professor Pier Luigi Rossi - è stato accertato che esistono individui non obesi sulla base del rapporto peso/altezza, ma che soffrono di malattie dismetaboliche proprio come le persone obese. Il motivo è, appunto, un’aumentata circonferenza ombelicale. Ecco perché salire sulla bilancia e sapere quanto si pesa non è sufficiente. È importante, piuttosto, misurare la circonferenza. Ma quando bisogna preoccuparsi?

  • Per le donne, il valore più indicato è inferiore a 85 cm. Un numero superiore a 88 cm è già un grave rischio prognostico di sviluppo di malattie dismetaboliche.
  • Per gli uomini, invece, avere un valore di circonferenza addominale pari o superiore a 98 cm è già un rischio aumentato (quindi, è salutare avere una circonferenza inferiore). Superare, invece, il valore di 102 cm è decisamente un fattore di elevato rischio cardiologico e dismetabolico”.

 

L’importanza deL “metro”

Non dimentichiamo che il peso è dato dalla somma di quattro componenti: acqua, ossa, massa grassa e massa magra muscolare. La bilancia, dunque, ci dà indicazione del fat point, ossia ci fa scoprire se siamo in peso forma o in sovrappeso, ma non ci mostra dove è accumulato il grasso o viene perso il peso.

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