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Quando il dolore "non passa”

La nuova legge 38 per tutelare i 15 milioni di italiani che soffrono di dolori cronici

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Quando il dolore

La legge 38 sulle cure palliative e la terapia del dolore, entrata in vigore da qualche mese, è stata accolta con sollievo da tutti quelli che soffrono di dolore cronico. E sono in tanti: 15 milioni di italiani accusano dolori più volte nell’arco della settimana e di questi, quattro su dieci non hanno neppure un giorno di tregua. La nuova normativa per la prima volta mette ordine nella diagnosi e nelle cure del dolore cronico.

A partire dal fatto che finalmente anche in Italia, come già avviene all’estero, il dolore è considerato una malattia a sé e non più il sintomo di un altro problema. “È un passo importante perché ribalta il modo di assistere il paziente”, spiega il dottor Guido Fanelli, coordinatore della Commissione terapia del dolore e cure palliative del Ministero della Salute, “Chi soffre di dolore cronico riceve una diagnosi ed entra in un percorso di assistenza ben preciso con cure appropriate, la possibilità di beneficiare di esenzioni, l’assistenza di diversi specialisti”.

In base a quanto sancito dalla legge, per i medici sussiste l’obbligo di monitorare il dolore, riportando sulla cartella diagnosi, cure farmacologiche prescritte, eventuali effetti collaterali, miglioramenti.
Cosa che in parte già avviene nei Centri specializzati in terapia antalgica.
“È stata progettata una rete di Centri e di ambulatori”, interviene il dottor Fanelli, “i Centri si occupano della diagnosi e delle terapie più importanti e invasive, mentre gli ambulatori hanno il compito di seguire il paziente nella quotidianità. Questo sistema in parte è già attivo. È stato sperimentato in Veneto, in Emilia Romagna, in Sicilia e nel Lazio ed è in corso l’organizzazione anche nelle altre Regioni”.

In base alla legge, è anche facilitata la vita di chi ha bisogno di farmaci. Oggi il medico utilizza il normale ricettario rosa per la prescrizione dei farmaci oppioidi e non più il ricettario speciale, come accadeva prima. Un vantaggio non da poco, perché il “vecchio” ricettario comportava lentezze burocratiche tali da impedire la corretta somministrazione di questi medicinali. 

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