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Noduli alla tiroide. Non tutti sanno che…

Abbiamo interpellato uno dei massimi esperti in tale campo, ponendogli alcune delle domande che in merito molti si pongono

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Noduli alla tiroide. Non tutti sanno che…

Abbiamo posto al prof. Francesco Pignataro, specialista in Medicina Interna e responsabile del Servizio di Ecografia Internistica Pediatrica ed Interventistica del Gruppo Artemisia, nonché docente presso la scuola di specializzazione in endocrinologia dell'Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, alcune domande inerenti un problema che affligge molte persone: la tiroide.

 

D: Professore, come mai negli ultimi anni si sente parlare spesso di patologia della tiroide?

R: In realtà l’incidenza della patologia tiroidea, in particolare quella nodulare, ha avuto negli anni una progressiva “emersione” in quanto la scienza si è dotata di tecniche di imaging (ecografia color Doppler con elastografia) che permettono una diagnosi molto accurata, anche in quei casi ove, prima, non ci si sarebbe accorti del problema.

 

D: Avere dei noduli alla tiroide significa, prima o poi, dover ricorrere all’intervento chirurgico?

R: Direi di no. La patologia tiroidea è, in effetti molto diffusa, in particolare nella popolazione femminile. Sembra una “moda” non certo desiderata o cercata!  Vi sono patologie “diffuse” della ghiandola tra le quali la più frequente è rappresentata dalla tiroidite e patologie nodulari che nella maggior parte dei casi rappresentano un evento del tutto benigno.

 

D: Esiste una familiarità nella patologia tiroidea?

R: Indubbiamente fattori ambientali quali la carenza di iodio determinano un vera e propria endemia di quello che viene definito “gozzo” per l’aspetto che assume il collo in alcune aree anche italiane e la maggiore predisposizione ad andare incontro a patologia di tipo autoimmune (quale la tiroidite di Hashimoto) ha radici familiari.

 

D: Come si fa ad accorgersi di soffrire di tiroide?

R: Distinguerei due evenienze: la prima ove si altera il metabolismo per incremento o riduzione della produzione ormonale della ghiandola che determina dei sintomi palesi quali la tachicardia, sudorazione, ipereccitabilità, caduta dei capelli, rallentamento cognitivo che inducono il paziente a recarsi dal medico, che prescriverà degli esami ematochimici (fT3, fT3 e TSH) per verificare lo stato di “funzionamento” della ghiandola per poi intervenire con dei farmaci in aiuto o sopprimendo la funzione tiroidea stessa. La seconda quando ci si accorge di avere una “tumefazione” al collo e ci si reca ad eseguire una ecografia per comprenderne la natura.

 

D: Professore, ma è possibile che si abbiano dei noduli alla tiroide o si abbia avuto una tiroidite senza alcun sintomo evidente?

R: In realtà è molto frequente il riscontro occasionale di alterazioni della struttura della tiroide diffuse (nel caso della tiroidite) o nodulari all’esame ecografico senza che il paziente riferisca alcun sintomo pregresso. Il consiglio è, dunque, quello di eseguire un controllo ecografico, meglio se color Doppler, della tiroide in caso di familiarità per patologia tiroidea ma, nella donna, almeno una volta nella vita!

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