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Nanoparticelle per arrivare al cuore della cellula tumorale

Un nuovo farmaco per curare il cancro al seno in stadio avanzato, più efficace e meglio tollerato

Nanoparticelle per arrivare al cuore della cellula tumorale

È arrivato in Italia un farmaco a base di nanoparticelle, frutto delle più sofisticate tecniche d’ingegneria genetica, 100 volte più piccolo di un globulo rosso e in grado di arrivare intatto al centro della cellula tumorale. Non si tratta della trama di un film di fantascienza, ma del nuovo meccanismo d’azione di paclitaxel albumina, un farmaco della famiglia dei taxani in grado di curare il tumore al seno in fase avanzata.

Come ha sottolineato il professor Sabino De Placido, ordinario di oncologia medica all’Università Federico II di Napoli, «attraverso un meccanismo del tutto naturale e innovativo, con le nanoparticelle è possibile far arrivare elevate concentrazioni di farmaco proprio dove c’è il tumore. Alcuni studi hanno dimostrato un accumulo all’interno delle cellule tumorali di paclitaxel superiore al 33% per 24 ore rispetto a una dose equivalente di taxani contenenti solventi chimici».

 

Un passo in avanti

I taxani hanno sempre avuto una parte fondamentale nel trattamento del tumore della mammella con metastasi. Purtroppo, questi farmaci sono gravati da alcuni inconvenienti: richiedono l’uso di particolari sostanze per essere iniettati e speciali dispositivi di infusione, senza contare che la loro somministrazione dura circa 3 ore. Il nuovo preparato, invece, viene somministrato in circa mezz’ora, senza l’aiuto di particolari strumenti di infusione né farmaci per prevenire la comparsa di eventuali reazioni da ipersensibilità, come cortisone e antiallergici.

«Oltre a non causare ipersensibilità, infatti, il farmaco viene iniettato con una normale infusione, riducendo il tempo di somministrazione, e senza l’uso di dispositivi speciali, eliminando così il costo aggiuntivo per il servizio sanitario nazionale», precisa il professor Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di oncologia medica all’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma. «Pertanto, il farmaco rappresenta un salto in avanti non soltanto per la maggiore efficacia rispetto al paclitaxel disciolto nel solvente, ma anche per la sua tollerabilità».

 

Migliorare la qualità di vita

Per chi deve affrontare la battaglia contro il tumore al seno, l’attenzione alla qualità della vita è un principio fondamentale. L’adeguamento personalizzato della dose di farmaco da somministrare, i tempi brevi di infusione e i modesti effetti collaterali sono vantaggi significativi per una donna con tumore in stadio avanzato, spesso costretta a contrastare non solo gli effetti della malattia di base, ma anche la pesantezza delle cure e gli effetti indesiderati.

di Cesare Betti

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