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Focus sulle malattie reumatiche

Come affrontare l'Artrite Reumatoide, l'Artrosi della mano, i Reumatismi Extrarticolari, le Spondiloartriti, le Connettiviti e la Gotta: patologie autoimmuni che deformano e distruggono progressivamente le articolazioni

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Focus sulle malattie reumatiche

Con la consulenza del prof. Angelo Zoli, Associato di Reumatologia, Responsabile di Unità Operativa Semplicedi Reumatologia–Complesso Integrato Columbus, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

 

Fermare l’artrite reumatoide prima che distrugga la vita dei pazienti e delle loro famiglie, oggi, è possibile. Ma la diagnosi deve essere precoce e la cura tempestiva, costantemente monitorata e adeguata alle esigenze diogni singolo paziente. In caso contrario, la situazione può precipitare nel giro dei primi due anni dall’insorgere della malattia. Da qui l’appello a una maggiore attenzione lanciato dagli specialisti Sir, la Società Italiana  di Reumatologia, secondo i cui dati, nonostante la presenza di sintomi chiari, ben il 25% dei malati arriva dal reumatologo fuori tempo massimo, quando la malattia è già in fase avanzata.

Ecco alcune informazioni utili, raccolte con l’aiuto del prof. Angelo Zoli, Associato di Reumatologia, Responsabile di Unità Operativa Semplicedi Reumatologia–Complesso Integrato Columbus, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

 

Artrite reumatoide: cos’è

È una malattia autoimmune, dovuta cioè a un errore del sistema immunitario, che invece di difendere l’organismo lo attacca. L’infiammazione che ne deriva colpisce le articolazioni, deformandole e distruggendole progressivamente. Le conseguenze sono irreversibili e gravissime. Specie nelle forme più gravi, i soggetti colpiti perdono la funzionalità articolare e, in 10 anni, il 50% di loro non è in grado di compiere gesti quotidiani come stappare una bottiglia o tenere in mano una tazzina. Si possono avere inoltre manifestazioni extra-articolari a livello degli occhi, della cute, dell’apparato respiratorio e cardiovascolare. Il rapporto donne/uomo è di 3:1. Altro dato allarmante: al contrario dell’artrosi, l’artrite reumatoide non è una malattia legata all’età ma insorge soprattutto nelle persone in età lavorativa tra i 35 e i 50 anni. Le diagnosi sono difficili per l’inafferrabilità dei sintomi, in quanto il dolore e la tumefazione articolare possono essere simili, almeno inizialmente, a quelli di altre patologie, e per la variabilità del decorso, spesso imprevedibile per la comparsa di fasi di acutizzazione alternate a periodi in cui la malattia regredisce.

 

I campanelli d’allarme

È necessario rivolgersi al reumatologo se:

  • Gonfiore e dolore per almeno 6 settimane su almeno tre articolazioni;
  • Rigidità mattutina per più di 30 minuti;
  • Bilateralità del dolore, cioè se si manifesta contemporaneamente su entrambe le mani, polsi, piedi;
  • Dolore persistente, non legato al movimento, che non si attenua con il riposo.

 

Gli esami

In caso di sospetta malattia reumatica, bisogna effettuare esami del sangue generali (in particolare Ves e proteine C reattiva, indicatori di attività infiammatoria) e specifici (fattore reumatoide e anticorpi anti-peptidi citrullinati).

 

I farmaci

  • Farmaci con azione analgesica e antinfiammatoria (FANS, cortisone) e farmaci antireumatici specifici (DMARDS, disease modifyng anti-rheumatic drugs).
  • Farmaci biologici: “sono agenti farmacologici ottenuti con tecniche di bioingegneria e rappresentano la vera rivoluzione degli ultimi anni, perché agiscono in modo mirato su singoli mediatori dell’infiammazione (citochinee linfociti B e T). Grazie a loro, se la diagnosi è precoce, si può bloccare la malattia garantendo il proseguimento negli anni di una vita normale. Si somministrano per flebo in ambulatorio, oppure per iniezione con prescrizione ospedaliera, e solo seguendo protocolli precisi, quandole cure tradizionali, tentate per almeno tre mesi, non hanno avuto effetto”specifica il prof. Zoli.
  • Nuovi farmaci specifici (Tofacitinib) capaci di inibire l’attivazione delle citochine, le proteine responsabili dell’infiammazione. Allo studio, inoltre, nuove terapie anche sotto forma di vaccino. Ma con prospettive più lontane.

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