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Fibromi benigni: levarli o tenerli?

Dallo specialista, la risposta al dubbio più frequente riguardo la più diffusa neoplasia benigna della donna, che si diagnostica con visita ginecologia ed ecografia. I rimedi farmacologici e chirurgici.

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Fibromi benigni: levarli o tenerli?

Con la consulenza del prof. Nicola Surico, presidente della Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

 


Chirurgia o trattamento conservativo? Questo il dilemma maggiore per chi deve affrontare i problemi relativi ai fibromi uterini. Piuttosto diffusi, interessano il 20% delle donne in età fertile dai 30 ai 40 anni, fino a raggiungere picchi del 40% in età perimenopausale. “Se sono asintomatici e di ridotte dimensioni, 2 centimetri, possono anche non essere toccati”, precisa il professor Surico. “Ma se provocano alcuni disturbi, come dolore pelvico, rapporti sessuali fastidiosi, mestruazioni dolenti o sanguinamento anomalo, può essere necessario un trattamento, vario a seconda dei casi, che va dalla cura ormonale all’asportazione chirurgica”.

 

Che cosa sono

I fibromi o miomi uterini sono formazioni di tipo benigno, non sono quindi cancerosi e non si diffondono nel resto dell’organismo. Sono costituiti da tessuto fibroso o muscolare, sono rotondeggianti e compatti e si possono formare all’interno della cavità uterina (sottomucosi, sono i più insidiosi perché crescono velocemente), nelle fibre muscolari che lo costituiscono (intramurali) o ancora sporgenti verso l’esterno dell’utero (sottosierosi). La loro formazione è stimolata dagli estrogeni, gli ormoni femminili. Durante la gravidanza, quando il livello d’estrogeni è elevato, il fibroma cresce più facilmente mentre dopo la menopausa la formazione può mantenersi stabile nelle dimensioni o addirittura ridursi.

 

Come scovarli, quando non ci sono dolori…

Spesso e volentieri i fibromi non provocano fastidio o dolore, sono silenti e proprio per questo sono rintracciabili solo nella classica seduta ginecologica. Quando si innesca il dubbio nello specialista, questo procede con un’ecografia transvaginale attraverso cui monitorare l’utero con un sondino introdotto in vagina che emette ultrasuoni. A volte è necessaria anche una risonanza magnetica. In altri casi, invece, il corpo da chiari segnali della loro presenza come perdite importanti durante il ciclo mestruale, pesantezza addominale, gonfiore al basso ventre e quando sono molto grandi, oltre gli 8 centimetri, dolori pelvici che impediscono di avere rapporti sessuali e si intensificano quando si esegue attività fisica. Tra l’altro, per una donna che vuole intraprendere una gravidanza, i fibromi possono essere di grande ostacolo. A volte si insediano all’inserzione delle tube rendendo difficile il passaggio dell’uovo fecondato dalla tuba all’utero. Invece, se si è già in gravidanza, possono crescere ponendo la paziente al rischio di parto prematuro.

 

I rimedi farmacologici e chirurgici

La scelta va fatta in base al tipo e alla dimensione del mioma.
Quando sono di dimensioni ridotte, al massimo 2-3 centimetri, si può intervenire con una terapia farmacologica a base di progesterone naturale, oppure di progestinici che rallentano la crescita e riducono le dimensioni. In alternativa, anche la comune pillola contraccettiva è utile nel moderare la quantità di flusso per ciclo e il dolore mestruale. Ma attenzione, perché gli effetti non sono costanti o possono essere transitori. Oppure l’applicazione di una spirale uterina medicata, che rilascia levonorgestrel, può essere un valido ausilio per ridurre il sanguinamento. Se però si è in presenza di miomi intracavitari, interni, questo controindica il posizionamento del dispositivo. Mentre farmaci agonisti del GnRH vengono generalmente utilizzati come trattamento pre-operatorio. Essi hanno l’effetto di creare uno stato “simil menopausa” e di conseguenza risultano efficaci nell’arrestare il sanguinamento e nel ridurre il volume dei miomi.

Nel caso di fibromi da 4 a 9 centimetri, fibromi sintomatici che compromettono la qualità di vita o che pregiudicano l’insorgenza di una gravidanza, possono essere adottate procedure chirurgiche se il trattamento farmacologico non ha funzionato. Una procedura conservativa è applicabile nei casi in cui le lesioni non siano troppo numerose o troppo grandi, non devono superare appunto i 9 centimetri.

La via laparoscopica, è una delle tecniche migliori per conservare l’utero e di conseguenza preservare la fertilità. Questo tipo di trattamento è indicato per miomi sottosierosi e intramurali del diametro di circa 5 cm, al massimo 8 cm. Non è invece indicata per quelli sottomucosi. In anestesia generale, vengono eseguite piccole incisioni addominali attraverso le quali entrano il laparoscopio e gli strumenti chirurgici miniaturizzati, manovrabili dall’esterno che servono per asportare la lesione. Dura circa un paio d’ore.

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