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Epatite C: in fase di studio un nuovo interferone

La cura con interferone Lambda presenta effetti collaterali ridotti rispetto alla formulazione tradizionale

Epatite C: in fase di studio un nuovo interferone

Passi avanti nella ricerca di nuove cure per l’epatite C: è in studio un nuovo interferone che, dati alla mano, sembrerebbe meno “pesante”. Si chiama Lambda e gli studi condotti su oltre 500 pazienti hanno messo in luce una bassa percentuale di effetti collaterali rispetto alla formulazione tradizionale. Per dare un’idea, tra i volontari partecipanti allo studio, la febbre ha colpito l’8,7% dei malati in cura con il nuovo interferone rispetto al 50,5% di chi stava usando l’altro, e la nausea è stata nel 6,6% contro il 29,3%. Non è poco. È vero che l’interferone ha rappresentato la grande svolta nella cura dell’epatite perché stimola il sistema immunitario al fine di “eliminare” il virus. Ma a causa degli effetti collaterali, molti pazienti “entrano” in depressione e in alcuni casi abbandonano la terapia. Con tutti i rischi che può portare con sé. Il grande pericolo dell’epatite C infatti è che negli anni degeneri in cirrosi e quindi, anche se in una minima percentuale di casi, in tumore del fegato.

 

La terapia farmacologica

“Oggi l’epatite ha una cura standardizzata, perché consolidata da numerosi studi clinici, tra i quali molti e di enorme importanza eseguiti in Italia”, spiega Maurizia Brunetti, direttore dell’Unità operativa di epatologia, azienda ospedaliera universitaria pisana di Pisa. “Consiste nella somministrazione contemporanea di due farmaci: interferone peghilato per iniezione sottocute e ribavirina per via orale. La cura viene personalizzata, cioè la dose viene messa a punto dal medico in base al peso corporeo del paziente, perché in questo modo l’efficacia è maggiore e gli effetti collaterali sono minori. I risultati della cura però sono diversi a seconda del genotipo, cioè del “sottogruppo”. L’epatite C può essere infatti di quattro “sottogruppi” diversi, numerati da uno a quattro. Per sapere di quale natura è il “proprio” virus C, prima di iniziare la terapia vengono effettuati degli esami più specifici. La cura infatti va proseguita con tempi diversi a seconda del “tipo”, con una percentuale di guarigione più o meno tra il 40 e il 70%.

di Cinzia Testa

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