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Dolore pelvico: come riconoscere le cause e orientarsi fra le cure

I consigli degli esperti per affrontare il problema nei diversi aspetti: urologici, sessuali, posturali. Come allenare il pavimento pelvico.

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Dolore pelvico: come riconoscere le cause e orientarsi fra le cure

Con la collaborazione del dottor Corrado Aniello Franzese, presidente Società Italiana di Urologia territoriale (SIUT); della professoressa Elena Anna Rita Martinelli, Dipartimento di medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze, Corso di Laurea in Scienze Motorie e Corso di Laurea in Scienze e Tecniche dello Sport e delle Attività Motorie Preventive e Adattate; e della dottoressa Roberta Rossi, psicosessuologa e presidente della Federazione Italiana di Sessuologia scientifica (FISS).

 

Una fitta costante che colpisce il basso ventre e ha il potere di alterare la qualità della vita. Così il dolore pelvico viene descritto dai milioni di pazienti che ne soffrono. Compito cruciale, per impegnarsi nella cura, è la corretta diagnosi che non può prescindere dal valutare ogni ipotesi.

 

L’aiuto dell’urologo

“Mentre per l’uomo la principale causa del dolore pelvico è la patologia prostatica, per le donne abbiamo un ventaglio di origini”, afferma il dottor Corrado Aniello Franzese, presidente Società Italiana di Urologia territoriale (SIUT). “Le più  frequenti, possono essere ricondotte  a patologie urologiche, quali prostatiti, neoplasie urogenitali, infezioni, patologie  ginecologiche quali endometriosi, neoplasie, vulvovaginiti, esiti  cicatriziali da  pregressi  interventi”.

Si parla di dolore pelvico cronico qualora ci sia una persistenza di almeno 3-6 mesi. Le abitudini alimentari voluttuarie, gli stili di vita sessuale e relazionale incongrui possono favorire determinate condizioni patologiche che portano al dolore. “Ė più che mai importante in questi casi far parlare il paziente, per capire il suo vissuto, effettuare un esame obiettivo e raggiungere una diagnosi di esclusione in grado di sondare il campo e valutare eventuali patologie infiammatorie, infettive e neoplastiche”.

 

 di Elisabetta Gramolini

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