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Come sconfiggere il dolore cronico

Mal di testa, dolori osteoarticolari, dismenorrea, dolore viscerale sono solo alcuni dei mali più diffusi, capaci di autoalimentarsi e diventare cronici. Diagnosi e cure per contrastarli.

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Come sconfiggere il dolore cronico

Quante volte, alzandoci a fatica per il solito mal di schiena o convivendo costantemente con un’emicrania più o meno violenta ci armiamo di pazienza e sopportiamo o ingoiamo il primo antidolorifico che troviamo nell’armadietto? Ebbene, se quella sofferenza non è occasionale ma cronica, cioè ripetuta nel tempo, questo tipo di atteggiamento è sbagliato. Anche se il dolore non è lancinante o non è (ancora) legato a una patologia particolarmente grave. A dirlo sono i medici e perfino una legge, la 38 del 2010 che ribadisce un principio nuovo e importantissimo: il diritto/dovere (rispettivamente dei pazienti e dei medici) di contrastare, con diagnosi e cure precise, qualsiasi tipo di dolore. Perché il dolore, se cronico, non è più un sintomo, un effetto, ma diventa esso stesso una malattia, capace di peggiorare anche sensibilmente le condizioni di salute di chi ne è colpito.

Un preciso segnale d’allarme

Il dolore è il segnale che l’organismo lancia per denunciare un danno che si sta verificando in una della sue parti. E che questo danno sia vero del tutto o solo parzialmente poco importa, perché quel che davvero conta è la percezione del paziente. Che se soffre va comunque ascoltato, capito e aiutato. Da qui la complessità dell’argomento, che va necessariamente coniugato con l’infinita varietà dei soggetti e delle malattie. Da una distinzione però si può partire: ci sono due tipi di dolore, quello acuto e quello cronico.

Acuto: non dura più di 1-2 settimane, perché legato a circostanze destinate a risolversi rapidamente, come un trauma, un intervento chirurgico, un dente o l’episodio di una malattia acuta (coliche, appendice, ecc.).

Cronico: si protrae oltre il normale decorso della malattia o del tempo previsto di guarigione, e può continuare all’infinito. In questo caso, quando cioè si trasforma da occasionale a continuo, cambia la sua natura e da sintomo diventa patologia.

Spiega Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG, Società Italiana di Medicina Generale: “Il dolore va sempre combattuto, ma se non è finalizzato a un termine certo - periodo post operatorio o di un parto - vi sono ancora meno ragioni di doverlo sopportare, proprio perché con la sua cronicità limita la qualità della vita, riduce le potenzialità professionali, personali e sociali, logora psicologicamente. Insomma,mina la salute intesa come benessere psicofisico e in molti casi sfocia in vere e proprie forme di invalidità.

Quattro patologie da non trascurare

Mal di testa. Ne soffrono, in forma cronica, 6 milioni di italiani. E se non trattato adeguatamente, può peggiorare con il tempo. Se si escludono le cefalee a grappolo, gravissime ma per fortuna rare, ci sono due tipi di mal di testa molto frequenti: le cefalee tensive e le emicranie, cioè cefalee che insorgono improvvisamente prevalentemente monolaterali, pulsanti, accompagnate a nausea, vomito, fastidio per la luce e per i rumori. Ci convive il 10% degli italiani, sopportando attacchi ricorrenti che possono durare anche 72 ore e che, essendo imprevedibili, possono condizionare la vita. Il ricorso ai rimedi fai da te e agli antinfiammatori/antidolorifici assunti all’occorrenza può determinare un’escalation di dolore destinato a peggiorare. Non bisogna sottovalutare il problema ma rivolgersi al medico per una prima, accurata diagnosi e la prescrizione di farmaci mirati.

Dolori osteoarticolari. Si tratta di più di 100 malattie che hanno in comune un dolore cronico (ginocchio, anca, schiena, cervicale, spalla) inizialmente poco severo che, se non viene fermato in tempo, degenera fino a diventare invalidante. In 10 anni l’incidenza di questi dolori è aumentata di quasi il 25%, provocando il 50% di tutte le assenze di lavoro superiori a 3 giorni. È indispensabile una diagnosi precoce e precisa, possibile oggi attraverso una vasta gamma di indagini (dalle lastre all’ecografia Tac, risonanza magnetica) e una cura personalizzata. Da scegliere fra prodotti di vario tipo: Fans di ultima generazione (come Etoricoxib, molto tollerabile a livello gastrico) o il paracetamolo o farmaci di secondo livello come l’associazione tra codeina e gli oppiacei deboli. Da prendere in considerazione una serie di terapie fisiatriche utili a correggere la postura.

Dismenorrea. Tensione mammaria, mal di testa, nausea tutti i mesi. Ma soprattutto fitte e dolori pelvici dovuti alle contrazioni che l’utero deve effettuare per favorire il distacco dell’endometrio: le mestruazioni dolorose affliggono il 60% delle donne, ma molte risolvono la questione con la borsa dell’acqua calda e qualche tisana. Il rimedio, una volta fatta la diagnosi ed escluse cause organiche (come l’endometriosi), è un antispastico o un antinfiammatorio, ma ancora di più la pillola contraccettiva. Oggi ne esistono di tutti i tipi, differenziate per singole situazioni. Contro i crampi, a base di estradiolo e Dienogest. In caso di mal di testa, si può associare all’abolizione dei fattori scatenanti un cerotto a base di estrogeni prima del ciclo.

Dolore viscerale. Fra le malattie addominali croniche (colite ulcerosa, morbo di Crown) quella più diffusa è la sindrome del colon irritabile, che affligge un italiano su otto, con una netta prevalenza di donne. Anche in questo caso non si tratta di una malattia grave, ma i sintomi sono tali da abbassare la qualità della vita: dolori addominali, diarrea, stipsi (anche alternate), gonfiori continui. La dieta è sicuramente utile, ma di solito non basta. E allora occorre affrontare la questione con un’indagine specifica, molto accurata, che escluda tutte le possibili malattie organiche (diverticoli, colite specifica, polipo, perfino tumori). Se i risultati sono negativi e la diagnosi è di tipo psicosomatico, si passa alla terapia. Per esempio un’associazione fra un antispastico e una benzodiazepina o farmaci regolatori dell’intestino e/o psicoterapie specifiche.

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